Kolarov intervista DAZN
Aleksandar Kolarov, difensore della Roma (Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto)

Inizia ufficialmente domani la 37esima e penultima giornata di Serie A e tra le gare in programma ce n’è una che avrà risvolti fondamentali per la lotta al quarto posto, quella tra Sassuolo e Roma. A occupre questa importante posizione che consentirebbe di disputare la Champions League nella prossima stagione al momento è l’Atalanta, ma la matematica tiene ancora vive le speranze dei giallorossi, ora a pari punti con il Milan a distanza di tre lunghezze dai bergamaschi (i rossoneri hanno però il vantaggio degli scontri diretti.

La sfida tra i neroverdi e la squadra di Claudio Ranieri è in programma domani alle 20.30 (diretta esclusiva su DAZN – clicca qui per sapere come seguire il match).

A parlare ai microfoni della piattaforma a poche ore dalla partita è Aleksandar Kolarov, che non ha potuto non parlare del clima che si respira in casa giallorossa ormai da qualche giorno, ovvero da quando la società ha ufficializzato di non voler rinnovare il contratto con Daniele De Rossi. La notizia ha gettato nello scompiglio i tifosi, che non stanno nascondendo il proprio malcontento.

“Da noi in Serbia si dice che non si può essere più cattolici del Papa, io sono qui da due anni e non posso convincere i romanisti che sono romanista, ma ogni volta che scendo in campo cerco di dare il massimo: a volte il mio massimo è sufficiente, altre volte meno, ma la cresta non la abbasso davanti a nessuno, questo è poco ma sicuro”.

Dover dire addio al talento e alla personalità del capitano non sarà semplice. La squadra è legata al centrocampista e lo ha dimostrato con la presenza alla conferenza in cui ha annunciato l’addio. “Daniele lo considero un fratello – prosegue il difensore -. La prima partita che ho giocato con la Roma era a Bergamo, con l’Atalanta. Succede che i capitani parlino prima di determinate partite, lui invece lo fa proprio sempre e quando ho sentito quel discorso, l’emozione che ci ha messo, ho pensato: ‘Questo mica sta bene’. Ne ho vissute tante di persone nella mia vita, ma di appassionate di una squadra come lui non ne ho conosciute altre. Io sono un tifoso della Stella Rossa e non ho avuto la fortuna di giocare là perché le ambizioni erano troppo diverse, lui invece ha potuto giocare per la squadra che ama. Durante l’anno abbiamo parlato spesso delle nostre carriere, io ho quasi 34 anni e lui a luglio ne fa 36, quindi la maggior parte ormai ce l’abbiamo alle spalle: lui sperava di chiudere qui la sua carriera. Poi sapete tutti com’è andata, la società ha deciso quello che ha deciso e lui ha già spiegato tutto in conferenza, ma secondo me è tra qualche mese, quando inizierà la nuova stagione, che tutti ci renderemo conto di cosa è stato Daniele De Rossi per la Roma”.

Il nome del giocatore che indosserà la fascia dalla prossima stagione non è stato ancora annunciato, ma il sostituto più naturale sarebbe ovviamente Alessandro Florenzi, di cui ha parlato bene lo stesso De Rossi nell’incontro con i giornalisti. Kolarov ha voluto dire la sua anche su questo: “Ha avuto la fortuna di giocare con Totti e De Rossi, ha avuto ottimi esempi. Però questo comporta anche una grande responsabilità perché tutti sappiamo come sono considerati Totti e De Rossi a Roma. È un ragazzo intelligente, saprà reagire nel modo giusto”.

Non poteva mancare un commento sulla situazione attuale della Roma, ancora appesa alle speranze di quarto posto, ma con la possibilità che la prestazione di domani possa essere condizionata dalle vicende di Di Francesco, Monchi e ora De Rossi: “Nel calcio può succedere di tutto: col City mi è capitato di vincere il titolo
all’ultima giornata, al 90′ eravamo sotto di un gol e alla fine abbiamo vinto per 3-2. Stavolta non è tutto nelle nostre mani, dobbiamo sperare che le altre perdano punti. Noi come professionisti abbiamo l’obbligo di vincere con Sassuolo e Parma, poi si vedrà. Sicuramente l’obiettivo era centrare la Champions e quindi ognuno si deve prendere le proprie responsabilità: ad andare in campo sono i giocatori e quindi i primi responsabili
siamo noi, però anche i giocatori devono essere messi nella condizione di dare il massimo. Non è un caso se la Juve vince il campionato da otto anni” – ha concluso.

 

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