diritti tv
(Insidefoto)

Streaming illegale Telco – Da un po’ di tempo a questa parte il mercato televisivo italiano si trova a dover combattere l’ascesa – in termini di pubblico e di guadagni – del cosiddetto “Pezzotto”. Si tratta di un decoder illegale (nome tecnico Box Android) che, al costo di 10 euro di abbonamento oltre a 110 di hardware, permette la visione di tutti quei canali criptati tra i quali Sky, Dazn, Netflix e tanti altri.

Un problema, questo, che ricade anche sui diritti tv del massimo campionato di calcio italiano. Come riporta “La Repubblica”, stando alle stime che circolano negli uffici della Lega Serie A, il Pezzotto quest’anno ha fatto più abbonati di quanti ne aveva lo scorso anno Mediaset Premium. due milioni contro un milione e mezzo. Per questo motivo, la Lega di A, Sky e Dazn hanno pensato di reagire portando n tribunale le Telco (Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali), sulla cui rete si appoggia l’intera infrastruttura illegale. L’accusa, in sostanza, è quella di una forma indiretta di connivenza.

I numeri dello streaming illegale sono stati stimati confrontando quelli di Sky-Dazn, rispetto a Sky-Mediaset del 2017/2018.  «Leggendo i flussi ci siamo accorti che almeno un milione di utenti ce li siamo persi per strada», spiegano da via Rosellini. Un milione che va sommato agli utenti del Pezzotto già censiti lo scorso anno. «Alla fine, quella di due milioni, è una stima per difetto».

Per il momento, le prime indagini della Direzione nazionale antimafia raccontano di un giro di tassisti che sarebbero coinvolti nell’affare, che porta gravi danni al sistema. Il calcio italiano si sostiene per il 60% grazie agli introiti dei diritti tv, per acquistare i quali Sky e Dazn versano 970 milioni di euro all’anno alla Lega. Il giro d’affari della pirateria sarebbe invece di 200 milioni di euro annui.

In tutto questo, lo scontro con gli operatori telefonici nasce dal fatto che questi sono accusati di non fare abbastanza per contrastare il fenomeno, pur avendone le possibilità. Un comportamento – spiega sempre “La Repubblica” – che si spiegherebbe con l’interesse delle varie Telco a gestire traffico dati. «Un tempo le Telco avevano bisogno di acquistare i diritti tv della A, adesso grazie al Pezzotto possono saltare questo costoso passaggio», spiegano dalla Lega.

In sostanza, la colpa degli operatori risiederebbe nell’eseguire con troppa lentezza gli ordini di “spegnere” i canali pirati emessi dal tribunale su richiesta di Sky e Dazn o della Lega. Trattandosi di eventi live, l’azione dovrebbe essere immediata. E così sono stati portati davanti al tribunale di Milano che, in tre diverse sentenze ha imposto loro di spegnere il segnale incriminato “immediatamente”, e comunque non oltre le 48 ore, termine oltre il quale scatta una penale.

Da parte loro, le Telco contrattaccano spiegando che garantire un’azione immediata ha un costo alto. Secondo Vodafone, per questo tipo di lavoro servono «almeno tre persone, una per ricevere e verificare le richieste, una per disabilitare gli indirizzi IP e una per disabilitare i DSN», per un totale annuo di 1.230.000 euro. Anche Tiscali abbraccia le stesse difficoltà, mentre Telecom è risultata più collaborativa, riuscendo a ridurre i tempi fino a 50 minuti dall’arrivo della richiesta. Dunque, le parti sono alla ricerca di una soluzione, che andrà però trovata in fretta per evitare che Sky, Dazn e i presidenti della Serie A chiedano un risarcimento per i danni provocati dall’inadempienza alle disposizioni del tribunale.

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