Lo stadio è un “asset essenziale” anche per il brand, ma molto per la crescita della Roma passa anche dal settore commerciale. E su questo in casa giallorossa è al lavoro Francesco Calvo, Chief revenue officer dallo scorso settembre, come spiegato dal Sole 24 Ore a margine del workshop “Together As Roma” tenuto a Doha la scorsa settimana. (qui l’articolo completo di Marco Bellinazzo).
«Lo stadio – spiega Calvo – è un asset essenziale per plasmare brand, senso di appartenenza e una community. Ma la Roma è già una piattaforma ideale per le partnership internazionali. La scelta di questo posizionamento è stata coraggiosa da parte della proprietà, dopo anni in cui ha rinunciato allo sponsor di maglia ora tra Qatar Airways, Hyundai, Betway e Nike vale più di 20 milioni a stagione. I risultati potrebbero aiutarci a rivedere qualcosa. A ogni modo, se lo Schalke 04 incassa dal settore commerciale 90 milioni, il triplo della Roma, significa che c’è molto da recuperare».
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Motivo per cui i giallorossi hanno scelto di gestire internamente il merchandising anche attraverso la gestione diretta dei negozi. «Abbiamo 16 negozi, alcuni di proprietà altri in franchising – prosegue Calvo -. Avere un maggiore controllo sull’area licensing potrà aiutarci molto. La Juve dopo aver fatto questa mossa ha triplicato le entrate da questa voce. Il Barcellona da negozi e licensing ottiene circa 70 milioni. Siamo convinti che se ne gioverà anche il nostro bilancio».
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Una crescita che passa anche dalla comunicazione, con la spinta decisa sul progetto Media House che vi avevamo già raccontato nei mesi scorsi, tra social e canale tv. «Vogliamo essere “dirompenti” e fuori dagli schemi per creare empatia verso i nostri colori. Per questo dai nostri account parliamo soprattutto di ciò che c’è intorno alle partite. La proprietà non ha lesinato investimenti, soltanto la media house conta 70 addetti. Su Roma Tv abbiamo lanciato anche una serie tv come Misterchef – prosegue Calvo -. E ne abbiamo in preparazione altre 7-8. In questo senso stiamo lavorando anche culturalmente con i calciatori che devono sentirsi protagonisti di una più attiva interazione con i nostri partner, esprimendo dentro e fuori dal campo i valori del club».