Luca Campedelli, patron del Chievo (foto Daniele Buffa/Insidefoto)

Il presidente del Chievo Luca Campedelli risulta indagato in un’inchiesta della Procura di Forlì sulle plusvalenze fittizie realizzate con la compravendita di calciatori a valori gonfiati fra Cesena e il club veronese. Lo scrive il Resto del Carlino.

Oltre a Campedelli sono indagati anche l’ex presidente del Cesena Giorgio Lugaresi e Giampiero Ceccarelli, capitano cesenate che poi ha rivestito incarichi manageriali nella società romagnola, dichiarata fallita la scorsa estate.

 

I tre hanno ricevuto la notifica della richiesta di proroga delle indagini preliminari. Un’altra inchiesta sarebbe invece legata al fallimento del Cesena. Le indagini sono coordinate dai pm Filippo Santangelo e Francesca Rago.

La vicenda delle plusvalenze era stata trattata dalla giustizia sportiva e si era conclusa con una penalizzazione di tre punti ai veneti e tre mesi di inibizione a Campedelli.

Durante il processo in primo grado, il Tfn aveva spiegato che l’impianto accusatorio della Procura Federale nei confronti del Chievo reggeva solo in parte, perché i consulenti della Procura avevano sbagliato i conti e sovrastimato le operazioni. Queste erano state le motivazioni che avevano portato il Tribunale Federale a sanzionare la società veronese con 3 punti di penalizzazione (contro il -15 chiesto dalla Procura), oltre ad inibire il presidente Campedelli per tre mesi.

«L’evidente sopravvalutazione dei calciatori, unitamente all’anomalo sostanziale inutilizzo di gran parte degli stessi, all’assenza di contratti di natura economica stipulata fra i calciatori e le società e soprattutto – hanno spiegato i giudici del Tribunale Federale – l’elevato valore di compravendita, non comportante, tuttavia, alcun esborso economico, ma solo rilevantissimi effetti finanziari soprattutto se rapportato ai prezzi di cessione di altri giocatori professionistici di ben altra indubbia caratura sia dalla parte del Chievo che dalla parte del Cesena, conducono a ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati dalla Procura Federale».

Non si ritiene raggiunta la prova del fatto che le operazioni oggetto di deferimento siano state decisive ai fini dell’ottenimento della licenza nazionale per la partecipazione ai campionati di Serie A indicati nell’ atto di deferimento», si legge tuttavia nelle motivazioni.

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