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Lo stadio San Siro (Milan-Inter, Milano)

Studio Politecnico San Siro – Nessuna ristrutturazione del “Giuseppe Meazza”, ma un nuovo stadio condiviso che sorga nella zona di San Siro. E’ questa la ricetta del Politecnico di Milano per la futura casa di Milan e Inter. Come spiega “Il Sole 24 Ore”, da alcuni mesi gli esperti dell’università milanese hanno avviato un confronto con i vertici delle società milanesi proprio sul tema del nuovo stadio.

Si tratta di contatti tecnici e dal profilo istituzionale, al termine dei quali l’ateneo potrebbe mettere a disposizione di tutte le parti una “piattaforma” di idee e linee guida utili ad elaborare i progetti architettonici e ingegneristici del nuovo impianto.

E a proposito della possibilità di sistemare la struttura attuale o di costruire un nuovo stadio da zero, il Politecnico prova a fugare ogni dubbio. «Le due società calcistiche di Milano hanno bisogno di uno stadio che risponda alle esigenze contemporanee del calcio e a quelli che saranno i bisogni dei tifosi tra dieci o venti anni – spiega il Vice Rector Emilio Faroldi – e che permetta ai due club di innalzare i propri ricavi per tornare a vincere. Essendo questi gli obiettivi, una ristrutturazione di San Siro non è assolutamente sufficiente. Non è possibile riplasmare una struttura dalla così forte resilienza. L’unica risposta perciò è uno stadio nuovo».

Nonostante una ristrutturazione costi meno (per uno stadio moderno da 60mila posti, si spenderebbero 300/400 milioni), i risultati non sarebbero gli stessi e non si potrebbe avere l’impianto “performante” desiderato. Secondo Faroldi, la nuova struttura sarebbe infatti un’evoluzione dell’attuale edificio, come una sorta di “quarto anello”, garantendo la continuità della memoria calcistica cittadina.

Diverse le considerazioni che portano il Politecnico a preferire un nuovo stadio: dall’ottimizzazione delle risorse finanziarie al risparmio di suolo pubblico; dalla riqualificazione urbana dell’area alla mobilità “dolce” già in gran parte assicurata dalla connessione stradale e metro all’ impianto. Uno stadio che fornisca servizi a tutta la famiglia, interattivo e iperconnesso per la condivisione live dell’esperienza, facilmente raggiungibile, il più possible autosufficiente dal punto di vista energetico e aperto magari a funzioni pubbliche, palestre o scuole, quali presidi di pubblica utilità.

Un edificio, inoltre, assemblato con materiali all’avanguardia e totalmente “digitalizzato”. «Oggi la tecnologia favorisce la coabitazione dei due club. Basterà schiacciare un pulsante per “cucire” sull’ edificio e negli spazi interni il vestito e i colori dell’uno o dell’altro. E ciò costituirebbe un unicum nel mondo del football. Una grande infrastruttura condivisa da due grandi team. Una testimonianza della milanesità nel calcio intesa come rivalità e non scontro», ha concluso Feroldi.

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3 COMMENTI

  1. Ogni giorno si sentono opinioni tutte diverse in merito a questo argomento. Non è ben augurante. Secondo il mio punto di vista finirà con il solito pasticcio all’italiana che scontentera’ tutti. Ammesso che si farà qualcosa.

  2. Se la Juve ha fatto diventare quello scempio del delle Alpi lo stadio più performante d’Italia, non capisco come mai ßS.Siro debba essere abbattuto. Già in partenza gli affari?

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