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Eder Militao Alexander Kolarov in Roma-Porto (Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto)

Dopo le partite di UEFA Champions League di questa settimana, la UEFA fornisce ulteriori informazioni ed elementi tenuti in considerazione dal VAR e dagli arbitri per prendere varie decisioni.

L’Uefa parte da Real Madrid-Ajax, parlando dell’episodio che ha portato al gol dello 0-3, in cui il VAR ha controllato se il pallone fosse uscito o meno nell’azione che si è conclusa con la rete degli olandesi. Dai video e dalle immagini da tutte le angolazioni analizzate attentamente dal VAR, non vi è la prova assoluta che la palla sia uscita completamente, spiega la Uefa.

Anche l’assistente dell’arbitro, posizionato perfettamente, aveva confermato che il pallone non era uscito nella sua interezza. Dunque non era necessaria una revisione a bordo campo. Di conseguenza, l’arbitro non è giustamente intervenuto e ha convalidato la rete.


Le decisioni tuttavia più importanti hanno riguardato la gara tra Porto e Roma. Nel dettaglio, sul calcio di rigore assegnato ai portoghesi al 116', dopo aver controllato la linea del fuorigioco, confermando la posizione regolare dell'attaccante, il VAR ha domandato all'arbitro se avesse riscontrato il fallo commesso dal difensore dell'AS Roma, spiega l'Uefa.

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(foto Uefa)

L'arbitro ha confermato di non essersi accorto di alcuna trattenuta dal vivo e ha chiesto di preparare le immagini per una revisione a bordo campo (episodio grave non ravvisato). La revisione ha convinto l'arbitro ad assegnare un calcio di rigore per la trattenuta.

Per quanto riguarda invece l'intervento di Marega su Schick al 121', spiega l'Uefa, l’arbitro si trovava vicino all’azione e ha visto il potenziale episodio dal vivo, non ravvisando alcun fallo.

Tuttavia, l’arbitro ha deciso di ritardare la ripresa del gioco per dare più tempo al VAR di rivedere l’azione dalle varie angolazioni disponibili. È stato effettuato un controllo e le immagini sono state studiate attentamente, ma il VAR non ha rilevato prove evidenti.

Quindi, il VAR ha informato l’arbitro che dal controllo non sono stati rilevati errori chiari ed evidenti, e che dunque non vi erano i presupposti per un intervento del VAR e per una revisione a bordo campo.

Infine, il rigore concesso al Manchester United al 90' nella gara con il PSG. Dopo aver valutato le immagini dalle varie angolazioni, il VAR ha suggerito all'arbitro di rivedere a bordo campo l'episodio in area di rigore, spiega l'Uefa.

Poiché il direttore di gara non si era accorto dell'episodio dal vivo (nel protocollo VAR si parla di "episodio grave non ravvisato"), è stata condotta una revisione a bordo campo.

Dopo la revisione, l'arbitro ha confermato che la traiettoria percorsa dal pallone non era breve né poteva essere inaspettata. Il braccio del difensore non era vicino al corpo e ne ha aumentato il volume, fermando la traiettoria del pallone verso la porta. Dunque, l'arbitro ha assegnato un calcio di rigore.

Tutte le decisioni sono state prese in conformità con il protocollo VAR, conclude l'Uefa.

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