La nazionale femminile di calcio degli USA ha fatto causa per discriminazione di genere alla United States Soccer Federation. Una mossa che arriva a supporto di lunga battaglia per la parità di salario e delle condizioni di lavoro, a pochi mesi dal Campionato del Mondo femminile, nel quale gli USA proveranno a difendere il titolo conquistato nell’ultima edizione.

Come spiega il “New York Times”, nella causa, le 28 giocatrici hanno accusato la Federazione di anni di quella che è stata definita «discriminazione di genere istituzionalizzata». Le atlete hanno lamentato non solo una disparità di trattamento dal punto di vista degli stipendi, ma anche sulle condizioni degli ambienti di gioco e le tempistiche, sulle modalità di allenamento, sulle cure mediche e sulle condizioni di viaggio.

Le giocatrici hanno richiesto per la causa lo status di “class action”. L’obiettivo è quello di rappresentare tutte le atlete che abbiano fatto parte della nazionale statunitense a partire dal 4 febbraio 2015, e chiedere per tutte loro retribuzioni, danni e altri aiuti per una somma totale quantificabile in milioni di dollari. L’azione legale, arrivata dopo anni di lotte, si basa su un confronto con la nazionale maschile, nel quale le calciatrici sostengono di dover disputare (e vincere) più gare degli uomini, ricevendo però compensi inferiori.

Il calcolo delle differenze retributive è però complicato – spiega il NYT –, perché cambia radicalmente la struttura del contratto collettivo tra nazionale maschile e femminile con la Federazione. Una delle differenze più importanti potrebbe essere il bonus di milioni di dollari che le nazionali ricevono per partecipare ai Mondiali, ma quei bonus – 400 milioni per le 32 squadre maschili contro 30 milioni per le 24 squadre femminili – sono determinati dalla FIFA e non direttamente dagli USA.



Inoltre, nel 2017, dopo più di un anno, la nazionale femminile ha siglato un nuovo contratto collettivo con la Federazione. Le giocatrici hanno optato per una resa sulla richiesta di parità di retribuzione, in cambio di un accordo che includesse non solo migliori compensi e modifiche alle condizioni di lavoro ma anche la possibilità da parte delle atlete di stringere partnership commerciali separatamente attraverso la nazionale. Questi miglioramenti non hanno però risolto le questioni fondamentali della parità di genere, motivo per cui la squadra ha deciso di tentare la fortuna in un tribunale federale.

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