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Gravina FIGC
Gabriele Gravina (foto Antonello Sammarco/Image Sport/Insidefoto)

A 50 giorni dall’inizio del suo incarico da presidente della FIGC Gabriele Gravina fa un primo bilancio ai microfoni di Sky di quanto fatto in questo breve periodo: “L’entusiasmo che siamo riusciti a concentrare in questi 50 giorni lo dobbiamo rafforzare e per farlo abbiamo bisogno dei risultati. E i risultati devono seguire alcune idee”.

Il calcio italiano, reduce da una tre giorni europea non certo positivo, ha decisamente bisogno di cambiare e lui non ha alcun timore ad ammetterlo: “Sottolineo con grande forza l’esigenza di una riforma del calcio italiano e per questo sono necessarie risposte concrete. Ho trovato una Federazione in una fase di depressione contaminata da tutto l’ambiente del mondo del calcio, dello sport. Oggi, forse, quel 97,20% ha generato un effetto di grandissimo entusiasmo che adesso dobbiamo coltivare ed alimentare”.

Anche per la nostra Nazionale il periodo non è stato particolarmente positivo: il ricordo della mancata qualificazione a Russia 2018 è ancora fortissimo, ma quell’episodio deve darci la pinta per ripartire: “Ho vissuto malissimo la mancata qualificazione al Mondiale in Russia, ma da questo momento storico negativo dobbiamo prendere spunto per iniziare insieme un percorso di rilancio delle nostre nazionale per far sì che ci sia davvero un momento di esaltazione per tutto il calcio italiano”.

Il momento del riscatto è vicino con le qualificazioni a Euro 2020: “Considero il girone alla nostra portata, forse complicato dal calendario. Noi siamo l’Italia, dobbiamo convincerci che l’Italia deve riconquistare quel ruolo centrale nel panorama del calcio internazionale”.



Dal campo alle riforme, quali sono i prossimi passi? "Sono partito da una valutazione oggettiva: "Il mondo professionistico non può avere più di 40 squadre che sono le 20 di Serie A e le 20 di Serie B. Ho proposto al governo ed è in atto una norma che riguarda la disciplina del semi-professionismo. La Lega Pro conserverebbe tutti i vincoli e i diritti derivanti dal professionismo, ma avrebbe dei vantaggi di natura fiscale legati al dilettantismo. Con un impegno: il 50% di questo vantaggio dovrebbe essere investito nelle infrastrutture, il 50% nei settori giovanili".

Poco positiva anche l'estate con diverse società che hanno dovuto affrontare la propria situazione in tribunale, ma anche su questo aspetto sembra avere le idee chiare: "Il 18 dicembre - ha detto Gravina - spero che il Consiglio Federale ponga fine a questa situazione, stabilendo anche quale sarà il format del futuro. Secondo me quello corretto l'ha sottoscritto quel 97,20 e questa sarà la mia proposta: la Lega A a 20, la B a 20, Lega Pro a 60 con semi-professionismo. Poi ci sarà un confronto nel dare un giusto risarcimento eventualmente alla Lega Pro, ipotizzando una quinta promozione".

 

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1 COMMENTO

  1. Questo è un altro che sembra uscito pari pari dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
    Messo lì dal 97,2% proprio perchè “tutto cambi affinché nulla cambi”.
    E così partorirà una “non riforma” che accontenti tutti e che lasci tutto come prima.
    20 squadre per A e B in Italia sono una sciocchezza e lo sanno anche i sassi.
    Inoltre le vere riforme sono altre, in primis togliere alle varie componenti la gestione di fatto del calcio e i loro i veti incrociati e darla a dei manager esterni, col compito di far crescere l’intero prodotto calcio, non quello di guardare ognuno ai privilegi e agli interessi del proprio orticello.
    Come hanno fatto in Inghilterra anni fa. E da lì è cresciuta e cresce ogni anno.
    Il Calcio Italiano non decollerà mai in questo modo e intanto sono tutti che ballano sul Titanic che affonda. Ognuno attento allla sua fettina di torta e al suo posticino di potere, mentre la torta non cresce più da anni e anzi comincia pure a ridursi.

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