Esultanza dei giocatori del Milan (foto: Image Sport / Insidefoto)
Esultanza dei giocatori del Milan (foto: Image Sport / Insidefoto)

L’investimento del fondo Elliott nel capitale del Milan non ha più una scadenza temporale con una timeline di uscita predefinita. E’ quanto emerso da un incontro tra alcune testate giornalistiche italiane e la dirigenza del club rossonero.

Incontro al quale hanno partecipato il presidente del Milan, Paolo Scaroni, il nuovo amministratore delegato, Ivan Gazidis, e il consigliere di amministrazione e portfolio manager di Elliott, Giorgio Furlani (milanista doc che nel 2007 cercava un televisore nel deserto di Atacama per guardare la finale di Champions vinta contro il Liverpool)

Elliott, come riportato, tra gli altri, da Repubblica, non ha più una timeline di uscita, ma una target-line: lascerà quando il Milan sarà di nuovo centrale nel panorama calcistico internazionale.

Un obiettivo che il fondo punta a raggiungere attraverso una prima linea manageriale di altissimo livello.

Se Scaroni è stato al vertice di colossi come Eni ed Enel, il nuovo amministratore delegato Gazidis, arrivato dall’Arsenal, ha un curriculum di primissimo ordine nel mondo dello sport business: è stato deputy commissioner della MLS (la lega professionistica USA), contribuendone in modo importante alla crescita, per poi nel 2008 prendere a guida dell’Arsenal.



E se l'orizzonte di investimento di Elliott è cambiato rispetto alle previsioni iniziali è anche in ragione dei mutamenti dello scenario calcistico internazionale, che lasciano intravedere all'orizzonte la nascita di una super lega europea, dove il Milan, per bacino di tifosi e palmares (è il club ad avere in bacheca più Champions dopo il Real Madrid) non potrà non avere un ruolo chiave.

Probabilmente quando sarà una franchigia del neo-calcio che si prepara, un passaggio dinamico dentro la guerra di potere tra Fifa, Eca e Uefa sui nuovi format dei tornei. Gazidis aspetta.

La nuova dirigenza del Milan targato Elliott, da quanto emerso dall'incontro di ieri con la stampa, spingerà infatti per quella che secondo Gazidis non dovrà essere una rivoluzione, ma un'evoluzione: un campionato europeo nel weekend a sistema misto, inviti e qualificazioni, in cui i grandi club cari agli spettatori di Usa e Cina si vedono riconosciuto un posto fisso. Dentro questa idea di calcio, di cui in Italia la Juventus è il primo ingegnere, il Milan vuole esserci.

1 COMMENTO

  1. Elliott non ha normalmente vocazione a gestire. E’ specializzato in venture capital, in prestiti a rischio a controparti con rating basso e soprattutto in acquisti e contenziosi in seguito a default di titoli di Stato, durante i quali compra titoli svalutati a fortissimo sconto, poi si mette di traverso sulle condizioni di rifinanziamento e ristrutturazione del debito da parte degli Stati, bloccandole per ciò che riguarda la loro parte non aderendo alle ristrutturazioni e pretendendo il rimborso del nominale e arrivando poi in genere con gli Stati a un accordo di riacquisto vantaggioso in termini di prezzo per Elliott.
    E’ infatti conosciuto universalmente come “vulture fund” cioè fondo avvoltoio.
    Ha operato con successo in quasi tutti i default, Perù, Argentina, Congo, Grecia…
    Nel caso del Milan si trova ora a gestire, che non è nelle sue corde, semplicemente perché sta proteggendo il capitale che ha dovuto mettere – obtorto collo – dopo aver prestato i soldi a tassi di rapina a Jonghong Li ed essersi preso le quote del Milan a pegno in garanzia.
    Oggi come oggi non trova da venderlo se non rimettendoci, quindi cerca di riportarlo in condizioni tali da poterlo poi vendere uscendo dall’affare senza danni e possibilmente con profitto.
    Questa è la traduzione, sermo vulgaris, del “time line” e del “target line”.

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