L'amministratore delegato del Mian, Ivan Gazidis (foto: YouTube)

Il piano Gazidis per il Milan passa prima di tutto dal progetto sportivo, poi da quello economico e organizzativo, che punta a proiettare nel futuro la società rossonera, squassata dall’esperienza cinese e dalla minaccia Uefa, alle dinamiche del calcio globale.

E’ questa la sintesi della visione del nuovo amministratore delegato rossonero emersa dall’incontro tra alcuni esponenti della stampa nazionale e la nuova dirigenza del Milan targato Elliott.

Incontro al quale hanno partecipato il presidente del Milan, Paolo Scaroni, il nuovo amministratore delegato, Ivan Gazidis, e il consigliere di amministrazione e portfolio manager di Elliott, Giorgio Furlani

Per Gazidis, arrivato a inizio dicembre dopo l’esperienza decennale come CEO dell’Arsenal, il Milan deve diventare un club capace di sostenersi con l’ autofinanziamento, ricco di giovani talenti e di altrettanto giovani appassionati, con uno stadio di proprietà in condivisione con i cugini dell’ Inter.

Non necessariamente il vecchio e mitico San Siro. Piuttosto una nuova casa comune dei tifosi milanesi, un impianto stellare e all’avanguardia da far invidia all’Emirates su cui ha governato per l’ ultimo decennio.

L’ importante, come sottolinea la Gazzetta dello Sport, è il metodo. Declinato in quattro semplici parole d’ ordine:
  1. Football First: non c’ è altra stella polare che il calcio e i risultati sportivi.
  2. Stadio di proprietà: come si è detto in coabitazione con i nerazzurri perché il peso dell’investimento è ripartito tra le due società e aumenta il ritorno per gli sponsor.
  3. Crescita internazionale sul piano commerciale e dei servizi: investimenti sul marketing, il rapporto con i fans, il digitale e il merchandising sfruttando appieno la notorietà del brand Milan in tutto il mondo.
  4. Il rilancio dell’Academy. I «local boy», come Gazidis chiama il vivaio, saranno una componente essenziale del suo piano di crescita.
  5. Attenzione massima ai rapporti con l’ecosistema calcio: Scaroni si curerà della Lega e della Figc, mentre lui si occuperà in presa diretta del fronte internazionale.

Il piano Gazidis per il Milan – Prima di tutto i risultati sportivi

La qualificazione alla prossima Champions League rappresenta un obiettivo chiave per il nuovo Milan targato Elliott, anche da un punto di vista economico.

La solo partecipazione alla fase a gironi della Champions 2019-2020, grazie all’aumento del montepremi e alle nuove modalità di distribuzione, potrebbe valere circa 40 milioni di euro, tra bonus di partecipazione e premio al ranking storico.

Risorse a cui andrebbero ad aggiungersi i premi di performance, il market pool e gli incassi da stadio per almeno le tre partite disputate in casa nel girone. Oltre a una ritrovata visibilità internazionale che potrebbe aiutare sul fronte della sponsorizzazioni.

Il piano Gazidis per il Milan – Lo stadio di proprietà

Un altro pilastro del piano Gazidis per il Milan è quello dello stadio di proprietà. Da studiare, progettare e costruire assieme all’Inter.

Bisognerà trovare un’intesa con il club controllato dal gruppo Suining, che starebbe pensando a rifare più bello e funzionale San Siro. Una posizione, quest’ultima condivisa con il sindaco di Milano, Beppe Sala.

Gazidis e la nuova dirigenza rossonera preferirebbero invece uno stadio nuovo, magari accanto a San Siro o in altre zone della città (tra le aree individuate anche Rogoredo a sud del capoluogo lombardo), sempre in condivisione con l’Inter.

La nuova dirigenza del Milan è dunque pronta a sedersi con Inter e Comune di Milano per studiare, progettare e costruire assieme il nuovo impianto. Che nella testa di Gazidis dovrebbe diventare la nuova casa comune dei tifosi milanesi, un impianto stellare e all’avanguardia da far invidia all’Emirates Stadium di Londra

Il piano Gazidis per il Milan – L’internazionalizzazione

Uno dei punti individuati da Gazidis è quello di fare del Milan una società nuovamente al passo con i tempi, che dialoghi a livello internazionale, che maturi, migliori, cresca sul piano commerciale, che cerchi e aumenti ricavi e guadagni.



Puntando su un brand che nonostante i risultati sportivi non particolarmente brillanti degli ultimi anni è comunque fortissimo anche nel panorama internazionale.

Il piano Gazidis per il Milan - Il rilancio del settore giovanile

La formazione dei giovani è un punto del piano di rilancio del Milan. La direzione non è quella delle spese folli per campioni già affermati ma del lavoro sulla crescita di quelli che definisce "local boy".

Difatti la prima cosa che ha fatto Gazidis è andare a vedere il centro Vismara e Milanello. Arrivare in alto facendo nascere nuovi Paolo Maldini renderebbe orgogliosi sia i romantici sia i revisori dei conti.

Il piano Gazidis per il Milan - Più peso politico in Italia e in Europa

Il nuovo Milan targato Elliott, secondo la visione di Gazidis, dovrà avere un ruolo di primo piano nei processi in atto in Italia e in Europa atti a ridefinire i format delle competizioni.

Sarà il nuovo amministratore delegato, forte anche dell'esperienza maturata alla guida dell'Arsenal, a rappresentare il Milan presso Uefa e Fifa. Istituzioni che conosce bene, per averle frequentate e per averci trattato. Sarà invece il presidente Scaroni a governare i rapporti con Lega di Serie A e la Figc.

«Vent'anni fa» - è il pensiero di Gazidis riportato dal direttore della Gazzetta dello Sport - «il calcio italiano aveva il mondo nelle sue mani, ma non ha investito su se stesso ed è finito in serie B. Ora, l'intero movimento ha l'occasione per tornare a volare. E il Milan deve diventarne un propulsore, ruolo che non deve essere lasciato alla sola Juventus».

2 COMMENTI

  1. Io penserei a volare basso portando a casa una ristrutturazione di san siro con diritto di superficie di 99 anni sempre con l’inter, poi mi guarderei attorno. Visto il calvario che sta attraversando Pallotta a Roma per uno stadio ex novo la condivisione di san siro mi sembra una scelta molto saggia.

  2. Sicuramente Gazidis è un manager molto capace e con esperienza.
    Il Milan ha problemi grossi da risolvere e fin lì… il fatto è che buona parte li deve risolvere abbastanza urgentemente.
    I piani su stadio, internazionalizzazione, marketing ecc… sono ottimi (e li aveva anche il precedente proprietario, a dire il vero), ma sono progetti a medio-lungo termine, nel mentre però i conti sono disastrosi già nell’immediato.
    La qualificazione in Champions poi è un po’ meno certa di quanto si ritiene comunemente.
    Ad oggi il Milan è quarto, come risultati, ma come parametri (occasioni prodotte, occasioni concesse, tiri fatti e tiri subiti, precisione nei passaggi, pressing attuato e pressing subito, azioni completate in area avversaria e azioni subite ecc…) è tra il 7° e l’8° posto, il che significa che dovrebbe, almeno in linea di massima, migliorare le prestazioni per poter tenere la posizione.
    Purtroppo però è stato colpito da infortuni gravi e di giocatori importanti: Bonaventura ha finito la stagione, per Biglia si parla di Marzo, per Caldara di metà Febbraio. Romagnoli, Strinic e Musacchio sono anche indisponibili seppure per un periodo limitato.

    Io credo che parte della gestione debba forzatamente poggiare su ricavi da player trading e sotto quel profilo l’operazione Higuain, che ha inaugurato la gestione Leonardo, a mio avviso è stata abbastanza discutibile. Higuain è un grande campione, ma ha un costo di gestione molto alto e soprattutto è un giocatore praticamente invendibile, che man mano andrà a zero di valore. Per un Club forte economicamente e finanziariamente è un’operazione fattibile, che fa leva sulla bravura del campione e su quello che può portare in termini di risultati e sorvola sull’aspetto economico, ma per un Club messo come il Milan è un’operazione che mi lascia perplesso. Il Milan deve indovinare prospetti giovani interessanti, rivalutarli e poi venderli bene e forse necessita di un allenatore molto bravo coi giovani e con un tipo di gioco adatto a rivalutarli, come è Gasperini all’Atalanta, come era Sarri all’Empoli e al Napoli e come tentano di fare con Di Francesco alla Roma. Parallelamente il Milan deve ridurre i costi di ingaggio e di ammortamento, come ha fatto la Roma, che ha venduto molti pezzi grossi rimpiazzati da giovani che sperano di rivalutare fortemente. L’anno scorso è andata benissimo, con ottimi risultati in Campionato, centrando l’accesso alla Champions di quest’anno, e con risultati Europei sopra ogni più rosea aspettativa.
    Il Milan deve cercare di fare più o meno lo stesso percorso, al di là dei piani, pur ottimi, ma a più lungo termine.

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