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Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e l'ad Beppe Marotta (Insidefoto.com)

«Noi viviamo il 2018 un po’ com il 2010, un anno di grandi cambiamenti che ci aspettano davanti noi». Si apre così il discorso di Andrea Agnelli agli azionisti della Juventus, prima dell’assemblea di oggi. «Dal 2010 è stato un percorso intenso e affascinante, ricco di sacrifici da parte di tutte le donne e gli uomini della Juventus che in questi anni sono più che raddoppiati. Un percorso fatto di grande sacrificio, ma anche grandi soddisfazioni. Qualche numero: nel 2010 il fatturato della Juventus era sotto i 200 milioni, quest’anno approviamo un bilancio superiore ai 500 milioni. Sul campo, invece, ci sono numeri che conosciamo tutti: sette scudetti  consecutive, quattro coppe Italia, due Supercoppe, due finali di Champions e il primo scudetto della Juventus Women».

Angelli parla poi di Cristiano Ronaldo: «Sapere che il giocatore più forte al mondo sceglie la Juventus, che la società arriva al giocatore più forte del mondo è un motivo di grandissimo orgoglio. Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che la differenza la fa la squadra, ma avere i migliori professionisti in ogni ruolo aiuta a ottenere i risultati prefissati, avere Cristiano con noi aiuta sicuramente a ottenere gli obiettivi prefissati. Con la consapevolezza che però questo è sport e oggi i nostri obiettivi sono lontani. Questo mi dà la dimensione se rifletto sul percorso dal 2010 a oggi».

«Per le prossime sfide abbiamo deciso di rinnovare la leadership della Juventus. Come ho avuto modo di dire il modello organizzativo non cambierà e si fonderà su tre pilastri: servizi, ricavi e centralmente lo sport. Prima di entrare in quelli che saranno gli obiettivi, però, è da parte mia doveroso un ringraziamento ai due amministratori delegati uscenti: Aldo Mazzia, che è qui con noi oggi, e Giuseppe Marotta».

«Si è scelto di conferire i ruoli a risorse già presenti in azienda. Per quanto riferibile a Beppe Marotta, si è scelto di ridistribuire le mansioni in parte a chi già ricopriva un ruolo apicale e a chi fa già parte del Consiglio. Ci sarà quindi una nuova generazione di leader cui affidare la Juventus».

«Per quanto riguarda l’area dei servizi continuerà ad avere il compito di fornire gli strumenti dal punto di vista tecnologico e finanziario per il raggiungimento degli obiettivi. Oltre alla normale gestione degli aspetti normali, ci aspettiamo una crescita nell’IT per la crescita dei ricavi e valutare tutte le operazioni della società così da ottimizzare la gestione delle fonti di finanziamento così da ridurre il rischio di tensioni finanziarie. Aumentando così l’efficienza e contenere la crescita dei costi. Per quanto riguarda i ricavi, l’obiettivo è consolidare la Juventus come potenza economica oltre che sportiva. Questo significa crescere nei nostri mercati chiave, sfruttando l’onda di interesse che si è alzata anche e soprattutto grazie ai risultati sportivi. Compito dell’area ricavi sarà superare i limiti di distribuzione della Serie A attraverso i canali digitali per raggiungere mercati non ora raggiungibili senza far mancare il nostro apporto alla Serie A. Cogliere poi l’opportunità di poter essere indossate sempre più maglie in sempre più persone nel mondo. Da ultimo giocare un ruolo nell’industria dell’intrattenimento. La nostra essenza è fatta di gioia. Come dicevo prima si è deciso quindi per affrontare le sfide che ci attendono di cambiare la leadership e sono tutti alla mia sinistra. Area sport Paratici, area Servizi Marco Re, area ricavi, Giorgio Ricci».

«Abbiamo bisogno di armonia nell’ambiente, che non significa annullare lo sfottò. Lo sfottò è un discorso, l’odio è un altro. E vedere che nel calcio si sta divulgando quello che è un sentimento generale dove l’odio è contro qualcuno o qualcosa, bisogna andare contro. Non riguarda solo le società, ma è il periodo che ci fa vivere. Un conto è l’idologia, un conto il tifo per una squadra, devono rimanere due elementi distinti».

«Parlando di cambiamenti non posso che dare uno sguardo al panorama internazionale. Abbiamo concluso con il consiglio ECA di Parigi gli ultimi dettagli er la definizione delle competizioni internazionalie del 2024. Non ci sarà nulla di cambiato per la Champions, quindi dal 2021 al 2024 non cambierà niente. In Europa League serviva invece un cambiamento, dato che negli ultimi anni ci son state discussioni. L’obiettivo era allargare la partecipazione. L’Europa League poteva essere o a 64 o creare una terza competizione e si è scelta questa seconda via. Verranno sviluppati i formati commerciali e si potrà andare sul mercato. Questo è stato un enorme sforzo da parte dell’ECA. L’analogia tra le diverse posizioni delle Federazioni europee e quella delle divisioni italiane è evidente. Ognuno ha i suoi obiettivi. Io devo ringraziare i miei colleghi per aver trovato la soluzione in Europa. Sono state create piattaforme e gruppi di lavoro per discutere temi che sono evidentemente di interesse comune».

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