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Nick Foles e i Philadelphia Eagles, franchigia dell'NFL e campioni in carica - Foto Youtube

L’attesa è quasi finita, stanotte prenderà inizio al Lincoln Financial Field di Philadelphia la regular season NFL, che porterà al 53esimo Super Bowl. Ad aprire le danze saranno i padroni di casa, nonché campioni in carica, ovverosia i Philadelphia Eagles, che sfideranno gli Atlanta Falcons.

Il kick off, fissato per questa notte, però è già stato effettuato da un giocatore, in quel momento in giacca e cravatta, il quale questa estate autografò un contratto a cifre a dir poco sensazionali: Aaron Rodgers, quaterbacks dei Green Bay Packers, lancerà la palla ovale per altre 4 stagioni a stipendio garantito per un compenso di 134 milioni di dollari, ai quali si aggiungono altri due anni a 25 milioni e mezzo ciascuno.

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Mike Murphy, CEO della franchigia che si affaccia sul Michigan Lake, non è stato assalito da alcun dubbio circa l’importante investimento economico che ha dovuto sostenere per trattenere il giocatore votato MVP nel 2011, anno in cui i Packers hanno vinto il Super Bowl per l’ultima volta. Green Bay era alla sua quinta apparizione all’evento più importante della stagione della NFL e del mondo sportivo e vinse il suo quarto Super Bowl contro i Pittsburgh Steelers di fronte a circa 103 mila persone racchiuse all’interno del Cowboys Stadium, l’eccezionale stadio dove si esibiscono gli omonimi Dallas Cowboys.

L’anno scorso, Nick Foles, quaterbacks dei sopra citati Eagles, portò in trionfo i suoi compagni grazie ad una prestazione che valse il 33-41 necessario per battere i New England Patriots della leggenda Tom Brady, il quaterbacks con più MVP del Super Bowl collezionati in bacheca dal 1967, anno di istituzione del trofeo.

Aaron Rodgers fa capire in solitudine quanto sia enorme la quantità di denaro che la NFL gestisce e che riesce a generare ogni anno. L’anno scorso il giro d’affari dell’intera lega ha sfiorato i 14 miliardi di dollari, 6 in più rispetto al 2010. Roger Goodell, appena assunse la carica di commissioner, dichiarò che la NFL arriverà ad allagare il proprio business  fino a 25 miliardi nel 2027. Ad ora, le aspettative non stanno tradendo, visti i 15,2 miliardi di dollari sborsati da ESPN per assicurarsi i diritti televisivi della Lega dal 2014 al 2021. In particolare, da questa stagione Fox potrà trasmettere la gara del giovedì, il Thursday Night, in esclusiva secondo un accordo raggiunto con la NFL per 5 stagioni a 3 miliardi di dollari. Tradotto, 60 milioni a partita. La partita non della domenica. Del giovedì.

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Oltre ai proventi derivanti dal mercato delle televisioni, la NFL trova fonte di guadagno dalle sponsorizzazioni commerciali e dagli eventi. In primis, il già citato Super Bowl. Nella passata stagione, circa 110 milioni di americani e altre 50 milioni di appassionati in altri parti del mondo hanno visto gli Eagles prevarre sui Patriots, oltre ai 67mila presenti al US Bank Stadium di Minneapolis.

Naturalmente, come avviene in qualsiasi altra disciplina sportiva, la fetta più grande della torta rappresentata dai costi è quella riservata agli stipendi. Nella stagione che sta per iniziare, il livello del Salary Cap è il più alto di sempre: 177,2 milioni di dollari, contro i 167 dello scorso anno. Il livello del Salary Cap è calcolato in base ai ricavi generati dalle franchigie NFL nella stagione precedente, i 10 milioni di aumento registrano il quinto anno consecutivo di incremento del tetto salariale, dal 2013 – anno in cui si verificò l’aumento più lieve degli ultimi anni, 1,99% – il 6% di quest’anno è quello con meno spinta, e da cinque anni a questa parte, il massimo salariale spendibile per la propria rosa è aumentato del 44,10%, dai 123 milioni del 2013 ai 177,2 attuali, circa 54 milioni in più.

Di conseguenza, se il tetto salariale è in continuo aumento ed esso rappresenta una percentuale del business della Lega, allora si può dire con tranquillità che il commissioner Murphy guida un campionato il cui giro d’affari corre come un purosangue. Ogni franchigia, infatti, rappresenta mediamente circa 2,5 miliardi e raggiunge i 100 milioni di utili operativi. I Dallas Cowboys, i primi della lista, contano un valore di mercato di 4,5 miliardi, registrando 350 milioni di utili operativi medi nelle ultime stagioni; appaiati dietro di loro giacciono i New England Patriots con un valore di 3,7 miliardi e EBITDA fissato a 250 milioni. Proprio in queste due ultime squadre risiede il motore che consente alla NFL di generare una quantità così ingente di denaro, la benzina è il Salary Cap.

I New England Patriots vantano 10 apparizioni al Super Bowl, divise equamente tra vittorie e sconfitte, di cui 8 dal 2002, anno in cui Tom Brady iniziò ad indossare il caschetto della squadra situata nell’area metropolitana di Boston e che si rivelò il giocatore fondamentale per far schizzare a 3,7 miliardi di dollari il valore della franchigia. Prima dell’arrivo di Brady, dal 1967 i Patriots collezionarono due sconfitte in altrettante apparizioni al Super Bowl. New England gioca le partite casalinghe al Gillette Stadium di Foxborough, realtà cittadina di 17mila anime scarse che alterna una domenica sì e una no ad un flusso costante di 67mila tifosi, pari alla capienza dello stadio in quanto la percentuale di utilizzo dello stesso è molto vicina al sold out.

Tom Brady, quarterback dei New England Patriots, franchigia NFl

Tale scenario e tali cifre non sarebbero nemmeno immaginabili per una squadra che nella sua storia ha avuto solo due opportunità di poter vincere il campionato se non ci fosse stato il tetto salariale a regolare il mercato. In un contesto paragonabile a quello del calcio europeo contemporaneo, Tom Brady dopo 3 stagioni e due titoli in bacheca accompagnati da due trofei di MVP, avrebbe ceduto al corteggiamento di qualche franchigia che ebbe molto più successo dei Patriots prima del suo arrivo nella Lega, come per esempio i Dallas Cowboys o i Pittsburgh Steelers. Invece, il quaterbacks proveniente dal non molto distante college del Michigan che ha brindato alle 41 primavere, nei suoi 19 anni di esperienza nel professionismo ha guadagnato stipendi per oltre 197 milioni di dollari. Il tutto tra le fila di una franchigia che gioca le partite casalinghe in una città di neanche 20mila abitanti.

Brady non giocherebbe ai Patriots come i Packers non sarebbe in grado di offrire 70 milioni di dollari a Rodgers se in NFL non governasse il tetto salariale perché se la percentuale più alta dei costi è riconducibile agli ingaggi ed in questo contesto la cifra più elevata è considerata come una frazione dei ricavi generati, allora oltre a creare un sistema di infallibilità finanziaria e di economicità perpetua, si è arrivati anche a raggiungere un livello di aleatorietà nel risultato e di ciclicità nel successo tale per cui le televisioni mettono sul piatto miliardi e miliardi di dollari per assicurarsi i diritti di trasmissione, come nel caso di Fox.

Il football americano guarda dall’alto il sistema di “spendo quanto guadagno” del sistema calcistico europeo, dove si dovrebbero unire i primi quattro campionati per galoppare quanto la NFL.