progetto ampliamento stadio Spal
Tifosi della Spal allo stadio Paolo Mazza di Ferrara (Foto Filippo Rubin/Insidefoto)

Dopo 3 giornate di campionato, la Ronaldomania continua ad impazzare. L’impatto mediatico che Cristiano ha avuto sulla Serie A, ed anche sull’intero Paese, è stato di una forza tale per cui bisogna riportare indietro gli orologi di un bel po’ affinché se ne trovi un altro di una portata simile. Nelle prime settimane dal suo annuncio in bianconero, le nuove divise della Juventus sono state polverizzate in un amen e, si dice, che gli store sparsi nella zona abbiano ad un certo punto terminato le lettere componenti il cognome della ”azienda”portoghese e il relativo numero 7. Ma, concretamente, quanto costa essere tifoso in Italia? Siamo molto indietro rispetto alle leghe sportive americane, professori del marketing? Che impatto hanno sui ricavi commerciali questo e l’altro sistema di gestione?

Le divise del sopra citato Ronaldo sono state e sono tuttora in vendita a 107,45€, il completo con pantaloncini e calzettoni a 170,35€. La combinazione senior e junior tocca i 316€. Essa perònon risulta la piùcostosa, anzi si posiziona al quinto posto. Al primo posto il Milan con 348€, in seguito l’Inter a 340€, in coda la Roma a 338€e, prima ancora di trovare la Juventus, c’è la Lazio con il prezzo di 326€. La divisa più economica èla gialla del Chievo Verona, 60€. Un caso curioso è rappresentato dall’Udinese che vende una maglia a strisce bianconere come la Juventus, ma a 70€, meno di un abbonamento Family in tribuna alla Dacia arena, 70€a persona.

Quanto costa essere tifoso? I dati Usa

Per confrontare i prezzi delle magliette con le quattro leghe sportive statunitensi piùimportanti ènecessaria una considerazione preliminare. A differenza del contesto calcistico europeo, dove la contrattazione per lo sponsor tecnico non ècollettiva, per cui si passa dalla Zeus del Frosinone a Le Coq Sportif della Fiorentina, negli Stati Uniti è la Lega che tratta collettivamente la fornitura del materiale tecnico alle franchigie: in NBA, dopo Reebok e Adidas, si èpassati a Nike; la NFL ha appena firmato un contratto di 8 anni con Nike; la MLB – Major League Baseball – è servita da Majestic la National Hockey League ha rimpiazzato Reebok con Adidas dalla stagione 2017/18. Per cui il prezzo delle uniformi non è questione strettamente esclusiva delle franchigie, ma è la Lega che fissa il prezzo, qualunque sia la squadra.

Nella NFL sia che si parli della maglia di Tom Brady o di qualsiasi altro giocatore, il prezzo rimane fisso a 100$. I tifosi dei Los Angeles Lakers acquisteranno l’uniforme di LeBron James al medesimo prezzo dei supporters dei Milwaukee Bucks per la divisa di Giannis Antetokounmpo – 109,99$. I Boston Red Sox incasseranno 119,99$ dalle uniformi di Mooki Betts e alla stessa maniera i Chicago Cubs da quelle di Javier Baez, mentre gli Ottawa Senators venderanno presso i propri store divise per 179,99$ cadauna come naturalmente i Nashville Predators.

Magliette più vendute Nba
Giannis Antetokounmpo (foto ufficio stampa NBA)

Come si può notare il prezzo delle jerseys oltreoceano è pressoché allineato a quello delle uniformi delle squadre europee, se si parla di società con alle spalle la fornitura di aziende molto forti come puòessere la Nike per il Manchester City e l’Adidas per il Real Madrid. Per questo motivo i ricavi commerciali, la cui importanza sta continuando a crescere negli ultimi anni, derivanti dalla vendita delle divise appare squilibrata, come testimoniano le prime righe: con una maglia di Ronaldo si riesce a comprarne una di Giaccherini e una di Birsa. Situazione che non avviene in America in quanto la contrattazione tecnica è collettiva e l’incasso connesso alla vendita delle divise viene considerato all’interno del Basketball Related Income – per quello che riguarda la NBA -, base di calcolo per il Salary Cap, e successivamente equamente spartito tra le varie società, fenomeno denominato Revenue Sharing, la condivisione dei ricavi.

Quanto costa essere tifoso? Le partite

Poco sopra si è brevemente accennato all’Udinese e a quanto la famiglia Pozzo faccia costare meno un abbonamento rispetto ad una divisa, strategia idonea a fidelizzare la piazza, e avvicinare le famiglie allo stadio. Fidelizzazione che negli Stati Uniti avviene in maniera apparentemente diversa. Per assistere ad una sola partita, comprendendo 4 biglietti, 2 birre, 4 bibite, 4 hot dogs, il pagamento del parcheggio per un posto auto e due cappellini tra i piùeconomici, una famiglia spende mediamente 503$ per una partita di NFL, 364$ per la NHL, 339$ l’NBA e 220$ per la MLB.

Anche in questo frangente la Serie A non va tanto lontano: per assistere alla prima uscita di Ronaldo in maglia Juve, la societàdel patron Campedelli ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto con 165€ per un posto in Poltronissima, una famiglia avrebbe speso circa 460€ solo in biglietti. L’abbonamento famiglia per assistere alle partite casalinghe della squadra di mister D’Anna per quest’anno è fissato 680€. In Italia, la più economica risulta essere il Genoa il cui prezzo per un abbonamento famiglia è di 300€, meno di una partita della NBA.

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Tifosi dell’Atalanta in tribuna (Foto: Insidefoto)

Negli Stati Uniti, appurati i costi per prendere posto ad una sola partita, ci si aspetterebbe che i seggiolini vuoti siano parecchi. Aspettative errate. La percentuale di sfruttamento degli impianti delle squadre di NFL nel 2017 è stata circa del 96%, in NBA del 95%, in MLB 70% e in NHL 97%. Numerosi spaventosi visti i costi, ma che trovano giustizia nell’evoluzione della stagione che avviene tramite le politiche di livellamento e di distribuzione del talento all’interno della Lega. In un sistema americano, Ronaldo potrebbe giocare nella Juventus come nella Fiorentina, e queste parteciperebbero ai premi stagionali messi in palio da Lega Serie A, ed eventualmente dalla UEFA per le coppe europee, ciclicamente. Nel contesto odierno la Juventus non conosce periodo di transizione e per di più acquista Federico Bernardeschi a delle cifre cui il presidente Della Valle difficilmente può dire di no.

Negli Stati Uniti, la vendita delle magliette e gli incassi dallo stadio vengono fatti confluire all’interno del calderone dei ricavi collettivi delle franchigie il quale verrà poi preso in considerazione per il calcolo della percentuale costo del lavoro/fatturato, ovvero il tetto salariale, col fine di rinforzare le squadre posizionate all’interno di un mercato minore e di conseguenza accorciare la classifica e rendere la competizione ancora più viva.

In questo momento, Ronaldo gioca e attira gli occhi su di sè. Anche se in Europa non vigono le norme del Salary Cap, la Serie A e, soprattutto, Andrea Agnelli sono contenti. Il Salary Cap può aspettare, i tifosi no.

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