Michele Uva (foto Antonello Sammarco/Image Sport/Insidefoto)
Michele Uva (foto Antonello Sammarco/Image Sport/Insidefoto)

«Quelle del fair play finanziario sono regole che segue la Uefa, non passano dalla Figc: è un rapporto diretto fra le società e la Uefa e la Figc non può intervenire. Noi non conosciamo neanche i documenti».

Così il direttore generale della Figc, Michele Uva, ha commentato a Radio Anch’io Lo Sport la decisione della Camera giudicante della Uefa di sanzionare il Milan con un anno di esclusione dalle competizioni europee per lo sforamento dei parametri del fair play finanziario nel triennio 2014-2017.

«Io ho anche un altro ruolo di vice presidente Uefa e presidente della commissione sul financial fair play e club licensing ed è come chiedere al ministro della giustizia di intervenire su giudici e magistrati per addolcire una sanzione», ha spiegato Uva in risposta a chi lamentava uno scarso peso politico dell’Italia in sede Uefa.

«Le regole sono chiare. Roma e Inter non erano adempienti, la Uefa le ha dato un percorso e lo stanno seguendo in modo straordinario e faccio i complimenti. Tra l’altro nei prossimi anni queste norme saranno ancora più rigide perché gli effetti del fair-play finanziario negli ultimi cinque anni sono straordinari: si è passati da un debito aggregato di 400 milioni di euro a un risultato positivo di 800 milioni», ha sottolineato il dirigente federale.

Il direttore generale della Figc si è soffermato anche sull’annunciato ricorso del Milan al Tas contro la sentenza Uefa. «Come tifosi italiani ci auguriamo ci siano presupposti di rivedere il Milan in Europa League se non fosse così penso sia un momento di riflessione incentrato sul fatto che le regole bisogna conoscerle e rispettarle».

E sui controlli sulle proprietà varati dalla Figc dopo il caso Manenti e il fallimento del Parma, il dg della Federcalcio ha affermato: «Il passaggio di quote non può essere controllato neanche dalle leggi dello Stato e la Figc non ha poteri investigativi nel controllo dei flussi finanziari. Abbiamo messo delle regole generali di controllo, come il fatto che chi compra non deve avere pendenze penali o problemi di natura finanziaria ma di più non possiamo fare».

Nel complesso, secondo il dg della Figc «i conti delle squadre italiane stanno migliorando anche se sono un po’ preoccupato sull’aumento delle plusvalenze. Ma questo può dipendere da vari fattori, anche dal fatto che le società stanno cambiando il proprio profilo, stanno investendo tanto sui vivai e fanno trading sui giovani».

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