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(Foto Insidefoto Andrea Staccioli)

Da trent’anni a questa parte abbiamo assistito alla trasformazione, o per meglio dire all’evoluzione, delle società sportive professionistiche da semplici associazioni no profit a società con scopo di lucro, le quali, passo dopo passo, hanno iniziato ad adottare principi e logiche proprie delle aziende, come qualsiasi altra impresa operante nel contesto economico.

Agli albori del calcio in Italia, le società sportive presero forma come fenomeni di aggregazione di natura prettamente associazionistica, con lo scopo della mera pratica sportiva, dato anche il divieto al professionismo imposto dallo Stato.

Infatti, lo strumento giuridico che definiva l’essenza dei club calcistici era l’associazione non riconosciuta, la quale ancora oggi costituisce la fattispecie organizzativa della maggioranza delle squadre dilettantistiche. Non era del tutto chiaro l’impatto economico e sociale che queste avrebbero potuto avere sul contesto italiano ed europeo.

Nel secondo  dopoguerra, la pratica sportiva, soprattutto il calcio, si è trasformata in spettacolo sportivo di importanza sempre più crescente, una volta comprese le possibilità di movimentazione di ingenti capitali all’interno del settore e gli introiti economici diretti ed indiretti generati da questo tipo di attività.

L’avvento delle televisioni e la contestuale vendita dei diritti di trasmissione e distribuzione ha rappresentato l’ultimo step per la nascita dell’entertainment business.

L’introduzione della forma giuridica della società per azioni per le società di calcio

Col definitivo passaggio alla forma di Spa, tramite la legge n° 586 del 18 novembre 1996, le società professionistiche sono state obbligate ad attenersi alle disposizioni del Codice Civile in materia di bilancio d’impresa ed alle norme dettate dallo statuto della FIGC e del CONI.

Grazie alla nuova normativa ed alle necessità d’informazioni sempre più puntuali dovute al crescente dinamismo del contesto economico, la comunicazione è divenuta un valore fondamentale per l’impresa-calcio e svolge un ruolo determinante d’interazione tra l’azienda e gli stakeholder.

In generale, quando parliamo d’informativa economico-finanziaria si è soliti pensare all’informativa che potremmo chiamare obbligatoria, ossia legata alle disposizioni legislative, il cui strumento principe è rappresentato dal bilancio d’esercizio, corredato di tutti i suoi documenti.

Dato, però, il tendenziale orientamento al passato e la poca attenzione dedicata dal bilancio nel mostrare la dinamica dei beni intangibili, i quali rappresentano per una società di calcio la risorsa di maggior valore, si è reso necessario un’evoluzione dell’informazione, che ha via via assunto un significato diverso, ovvero:

  • da mero esercizio di rendicontazione è divenuta finalità imprenditoriale;
  • da semplice obbligo comunicativo si è trasformata in espressione volontaria degli obiettivi perseguiti e dei risultati raggiunti;
  • da semplice momento valutativo è diventata processo di fondamentale importanza per la pianificazione e per la programmazione.

La responsabilità sociale d’impresa

Tale evoluzione si è divenuta necessaria anche grazie al crescente peso della cosiddetta responsabilità sociale d’impresa, dalla quale neanche le società di calcio sono esenti. Per responsabilità sociale s’intende l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa; può anche essere concepita come la manifestazione della volontà dell’impresa di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al proprio interno e nelle zone d’attività.

Strettamente legato alla responsabilità sociale vi è il concetto di valore condiviso, inteso come approccio strategico per la responsabilità aziendale che massimizza la creazione di valore congiunto sia per l’azienda che per gli stakeholder, concentrandosi su specifiche aree di attività a maggiore potenziale. Il presupposto alla base di questo concetto è che il successo di tutte le imprese è influenzato dai servizi di supporto e dalle infrastrutture che le circondano. L’impresa non può prescindere da un contesto sociale e territoriale in salute; collaborare per ottenerlo rientra, o dovrebbe rientrare, nei suoi obiettivi primari.

Un discorso di questo genere, a mio modo di vedere, è tanto più importante per le società calcistiche, le quali vivono di appartenenza e connotazione sociale, ma principalmente offrono agli spettatori/consumatori il loro prodotto sportivo che, per definizione, nasce dallo scontro/collaborazione di due squadre che sono economicamente e giuridicamente soggetti diversi.

Pur dovendo competere nel mercato dei fattori produttivi, esse sono necessariamente costrette a collaborare sul fronte del mercato in uscita per realizzare un prodotto ritenuto ottimale e massimizzare la produzione comune.

L’importanza della comunicazione finanziaria volontaria

Per far sì che le società calcistiche operino in un settore economicamente e socialmente in salute, è loro compito fornire una comunicazione finanziaria adeguata e continua, sia per quanto riguarda le azioni poste in essere e gli effetti generati da queste, ma soprattutto per ciò che concerne le prospettive circa gli andamenti futuri della società e le previsioni di crescita, tenendo sempre ben presenti le esigenze di tutti i portatori d’interesse.

Alcuni studiosi ritengono che la comunicazione finanziaria volontaria si traduca solo in un vantaggio per i concorrenti, ovvero essere totalmente “chiari” genererebbe un rischio enorme per l’impresa.

Viceversa, in molti ritengono che la comunicazione volontaria sia alla base di numerosi benefici, come il miglioramento della reputazione aziendale e della credibilità dell’azienda nei confronti dei mercato dei capitali, soprattutto in condizioni di mercato avverse, quando vi è un maggior bisogno di conoscenza e legittimazione presso gli investitori.

Una buona comunicazione porta ad un incremento del valore d’impresa, non aggiungendo qualcosa che prima non c’era (l’incremento di valore dipende da altri fattori), ma portando ad un corretto apprezzamento dell’azienda stessa, evitando la formazione di aspettative che poi rischiano di essere smentite.

Per troppo tempo la comunicazione economico-finanziaria è stata ritenuta niente di più che una disposizione legislativa a cui adempiere, senza un reale e concreto obiettivo informativo. Oggi, dati anche i profondi cambiamenti economici e sociali ai quali abbiamo assistito ed assistiamo, la comunicazione è un momento fondamentale per l’azienda, integrata nei processi decisionali dei vertici aziendali ed il direttore di comunicazione è divenuto un membro attivo del processo di controllo strategico.

La comunicazione è diventata così importante da trasformare l’informativa in un “prodotto” da collocare nel mercato, quasi alla stregua di un qualsiasi altro asset.

Come affermato da Francesco Guidara, autore di “La comunicazione finanziaria: come dialogare e convincere il mercato”, molte aziende non hanno ancora preso piena consapevolezza di quale sia il valore e l’efficacia della comunicazione su base volontaria e, contemporaneamente, quali rischi si nascondano dietro un’informativa lacunosa ed approssimativa.

Un’efficace politica di comunicazione, volta a ridurre l’asimmetria informativa, potrebbe condurre ad un miglioramento di rapporti fra soggetti ed essere in grado di assicurare gli investitori un’informazione tempestiva ed affidabile sulle decisioni assunte dagli amministratori e sugli effetti che da queste potrebbero discendere.

Solitamente, un’informativa volontaria contiene informazioni sensibili per investitori e stakeholder, come:

  • la strategia aziendale;
  • le informazioni di dettaglio per comprendere meglio l’evoluzione dell’assetto economico-finanziario e le informazioni di tipo previsionale;
  • la descrizione del patrimonio intangibile dell’impresa e dei risultati sociali;
  • le comunicazioni di scostamenti significativi in termini di risultati societari.

Il processo di comunicazione deve essere basato su criteri di chiarezza e trasparenza per permettere un valutazione affidabile e coerente con la reale situazione aziendale.

Le maggiori società della Lega A da tempo applicano i dettami di una buona comunicazione economico-finanziaria, spronate principalmente dall’essere in quotate in borsa o, comunque, essere di dimensioni tali da dover dialogare con una moltitudine di soggetti, il che le costringe ad un’informativa seria e coerente.

Nel nostro contesto, il noto processo di aziendalizzazione delle società di calcio è ancora lontano dall’essere giunto a compimento. Ci si auspica che in questo percorso la comprensione dell’importanza e dell’efficacia di una corretta comunicazione finanziaria sia un passo decisivo verso la trasformazione da semplici club calcistici a società finanziariamente ed economicamente sane facenti parte di un modello di business sostenibile per tutti.

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