Il monitor a bordocampo per il VAR (Insidefoto.com)
Il monitor a bordocampo per il VAR (Insidefoto.com)

Ieri il Var è tornato protagonista: 8 interventi decisivi, se non (sempre) ai fini del risultato, almeno per riformare le decisioni degli arbitri in campo.

Nel 2018 non se ne erano mai visti così tanti in un unico turno di campionato: tre a San Siro, due a Torino e Verona, uno a Benevento.

Unico episodio discusso, il rigore concesso al Milan nel recupero, ma assolutamente in linea con le direttive del designatore Rizzoli. Parola d’ordine: uniformità.

Nelle settimane scorse era sembrato quasi che ci fosse stata una certa freddezza da parte dei direttori di gara all’utilizzo del monitor, di un ritorno alle origini, con l’arbitro assoluto “dittatore” sul terreno di gioco ma alla luce della giornata di campionato pare quasi ci sia stato un ordine di scuderia a riprendere il discorso dell’evoluzione Var.

In effetti, dopo la partenza a razzo vissuta dall’arbitraggio nel girone d’andata, i fischietti italiani sembravano essersi un po’ allontanati dal monitor con l’inizio del girone di ritorno, ma la giornata di ieri ha fatto contenti i fautori della modernità.

Primo fra tutti il tecnico del Milan, Gennaro Gattuso che, senza girarci troppo intorno, ha riconosciuto come la “video assistenza” sia stata fondamentale per il risultato.

«Senza la Var forse questa partita non l’avremmo vinta. Negli episodi dubbi la Var ci ha aiutato», ha spiegato il tecnico rossonero dopo la vittoria in rimonta sul Chievo.

A San Siro il Var è intervenuto ben tre volte: per convalidare un gol regolare prima annullato e poi giustamente restituito al Milan e per assegnare un rigore ai rossoneri dopo l’On Field review e, nel mentre, per verificare una possibile espulsione per “rosso diretto” a Stepinski (poi non comminato).

Rispetto alle giornate precedenti, l’inversione di tendenza nell’utilizzo del Var è stata dunque evidente.

Secondo quanto osservato dal quotidiano La Repubblica, questa “crisi di rigetto” da Var che aveva caratterizzato le ultime giornate, è scattata più o meno in concomitanza con il vuoto di potere in Figc dopo le dimissioni di Tavecchio, l’uomo che per primo il Var l’aveva voluto.

Una partita – osserva Repubblica – che rischia di trasformarsi anche in una guerra di potere. Perché ogni anno tra tecnici, strumenti e arbitri, tenere in piedi la struttura costa tra 1 e 1,5 milioni di euro.

E una corrente in Federcalcio, distinta dal lavoro del commissario Fabbricini, sta mettendo in discussione la gestione delle spese per il settore arbitrale con l’idea di accentrarle: un vecchio tema (anche elettorale) che però pesa.

Anche per questo forse la scorsa settimana il presidente dell’Associazione arbitri Nicchi ha lasciato cader lì un pensiero come: «Non so se il Var ci sarà l’anno prossimo in serie A, ma credo di sì, lavoriamo perché funzioni anche meglio».