Il gruppo Sky Italia, nato nel 2003, ha prodotto, finora, un impatto positivo di 32 miliardi di euro sull’economia italiana.
Lo ha affermato a ItaliaOggi, Andrea Zappia, amministratore delegato della media company, che ricorda pure come «al momento Sky Italia ha 4.600 dipendenti, in crescita del 19% rispetto a cinque anni fa».
Certo, sottolinea ItaliaOggi, il numero di abbonati è rimasto più o meno fermo nel corso del medesimo periodo, attestandosi attorno a 4,7-4,8 milioni di unità, e bisognerà vedere se l’aumento dei prezzi dell’8,6%, a partire dallo scorso 1° ottobre, avrà degli impatti negativi sulla base clienti.
Dalle parole di Zappia, pronunciate nel corso della presentazione della nuova piattaforma Sky Q, si capisce comunque come il suo gruppo televisivo non veda più in Rai o Mediaset i nemici numeri uno.
Con Rai, anzi, si tratta sia per i diritti tv della Formula Uno, sia per l’asta per i diritti tv 2018 dei Mondiali di calcio in Russia, sia per una eventuale spartizione dei diritti in chiaro della Champions league 2018-2021, mentre con Mediaset c’è una posizione omogenea sui temi dei calendari della Serie A di calcio e delle partite di cartello da mettere in onda in orari di punta per la tv italiana.
C’è tregua col Biscione, perché i veri nemici sono altri, sottolinea ItaliOggi, (Amazon, Netflix, YouTube ecc), quelli che vengono da Oltreoceano e sono molto diversi dai tradizionali broadcaster televisivi.
«Sky Italia è parte di un gruppo europeo, e compete nel globo. I nostri competitor sono a loro volta globali», spiega Zappia, «ma hanno vantaggi competitivi inimmaginabili rispetto a noi che rispettiamo le leggi, i regolamenti e la fiscalità»