Nike, Paradise Papers. L’azienda nordamericana Nike è un’altra delle grandi società il cui nome è apparso nelle nuove rivelazioni pubblicate dal Consorzio Internazionale dei giornalisti investigativi (CIGI) – i “Paradise Papers” – che ha spiegato come la società sportiva abbia utilizzato alcuni metodi che le hanno permesso di deviare gran parte dei profitti ottenuti in tutta Europa per la gestione del marchio, a un’impresa con sede alle Bermuda, che manca di dipendenti.

Stando alle informazioni fornite dal Consorzio, la cosa sarebbe stata possibile grazie ad un accordo speciale siglato con i Paesi Bassi. Le autorità olandesi avrebbero infatti offerto all’azienda statunitense nel 2006 la possibilità di non pagare le tasse per i successivi dieci anni. L’intesa ha consentito a Nike di spostare milioni di euro ad una controllata con sede alle Bermuda, operante sotto il nome di Nike International Ltd.

Nike, interpellata da Le Monde, uno dei media che fanno parte del consorzio Consorzio Internazionale dei giornalisti investigativi (CIGI), ha risposto di aver agito in linea con le norme fiscali.

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Nike si è servita di quella società-satellite alle Berlmuda per far pagare i diritti di utilizzo del marchio alla sua sede europea, nella città olandese di Hilversum, con conseguente riduzione dei profitti tassabili. Da qui si vendevano scarpe da ginnastica e altri accessori sportivi a migliaia di grossisti e rivenditori indipendenti, nonché direttamente ai clienti, attraverso i negozi di Nike in tutta Europa.

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Uno store della Nike

 

In pratica questo meccanismo ha consentito di spostare miliardi di profitti dall’Europa alle Bermuda, dove però Nike non ha nè personale nè uffici. Qui infatti è solamente registrata attraverso i servizi dello studio Appleby.

Nike, Paradise Papers: i profitti del colosso nordamericano

Tutta questa rete avrebbe permesso a Nike di guadagnare, in totale, 6,6 miliardi di dollari, a quanto risulta a giugno 2014, tassati solamente al 3 per cento. Nel 2014, il giro delle Bermuda stava diventando troppo visibile. Quindi Nike e i suoi legali hanno trovato una soluzione: con pochi aggiustamenti, i profitti potevano continuare a traslocare. Per arrivare, questa volta, alla sede olandese di Nike.

Dopo la riorganizzazione del 2014, a Hilversum, in Olanda, sono arrivati pagamenti per i marchi per 982 milioni di dollari nel 2015 e per altri 1,13 miliardi di dollari nel 2016. Secondo il Consorzio i vantaggi ottenuti da Nike dal giorno del passaggio della proprietà del marchio dalla consociata Bermuda alla partner olandese, i guadagni offshore di Nike sono ulteriormente cresciuti. A maggio 2017, avevano raggiunto quota 12,2 miliardi di dollari. Profitti su cui è stata applicata una tassazione inferiore al 2 per cento.

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