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Mamadou Sakho (Insidefoto.com)

Un problema limitato, con pochissimi casi all’anno legati a problemi personali ma non alla necessità di imbrogliare. Questa la situazione doping nel calcio secondo un panel di esperti intervenuto ieri al Soccerex, in corso di svolgimento in questi giorni a Manchester.

In un gruppo di discussione moderato da Sean Cotrell (LawInSport) dal titolo “Il doping è un problema per il calcio?” sono emersi alcuni dati che danno un quadro rassicurante.

Emilio Garcia direttore del settore “Integrity” all’Uefa, ha risposto spiegando che: “Guardando i dati ufficiali Uefa, forniti da Wada, dobbiamo dire che il problema è limitato”.

“Parliamo di tre massimo cinque casi all’anno che di solito hanno a che fare con droghe ricreative o sociali, non con persone che tentano di imbrogliare”.

Naturalmente il programma è in atto, e questo fa ben sperare, ma il problema appare come limitato.

 

Il dottor Matthew Brown, medico del Manchester City, concorda con la valutazione di García. Ha affermato che il numero di giocatori che attivamente tentano di ingannare assumendo sostanze proibite è davvero basso, aggiungendo che nel 2015 “solo lo 0,02 per cento dei test Fifa è tornato con un problema”.

Tuttavia Brown ha rivolto la sua attenzione al tema degli integratori alimentari che molti giocatori prendono senza una completa consapevolezza del contenuto – indicando il caso dello scorso anno in cui il difensore Liverpool Mamadou Sakho è stato sospeso ma poi successivamente prosciolto per gli effetti di una sostanza vietata, che egli affermava fosse contenuta in un integratore.

“I supplementi non sono regolamentati e la riluttanza dei governi a far fronte a questo problema sta causando problemi reali”, ha dichiarato Michel Verroken, direttore e fondatore di Sporting Integrity.

“Non capisco perché i governi non regolino il settore perché allora ci sarebbe una responsabilità rigorosa”.

“Se i calciatori d’élite”, ha spiegato Verroken, “seguono una dieta corretta – e i club danno loro guide su diete con dietisti e esperti nutrizionali – non hanno bisogno di assumere integratori”.

Una regolamentazione più chiara del settore impedirebbe la situazione in cui è caduto Sakho, che ora ha la sua reputazione danneggiata.

“Un giocatore che sta cercando di nutrirsi bene non sta cercando di ingannare”, ha concluso Verroken. “Non bisogna confondere giocatori mal consigliati o che ignorano alcune sostanze, con calciatori che cercano di imbrogliare. Abbiamo un problema nel distinguere attentamente le due sfere per non danneggiare le reputazioni di alcuni professionisti”.

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