Come funziona sorteggio Champions League

L’Uefa è sempre più preoccupata per lo squilibrio competitivo nel calcio europeo con l’emergere di super club, che – come nel caso di Paris Saint-Germain – arrivano perfino ad essere surrogati di veri e propri stati.

La federazione teme – non senza ragioni, condivise peraltro dalla maggior parte dei tifosi – che una situazione in cui solo un piccolo numero di club possa vincere la Champions League potrebbe ridurre il fascino del gioco e di conseguenza anche la sua redditività.

Il Financial Fair Play, in realtà, non è mai stato pensato per creare un equilibrio competitivo a livello di campo.

Si trattava – all’inizio – di introdurre regole che imponessero ai club di vivere con i loro mezzi e di assicurarsi che il calcio fosse sostenibile senza fallimenti fallimentari.

L’idea, va detto, sembra aver funzionato nel senso che in cinque anni le perdite complessive dei club europei sono scesi da circa 1,66 miliardi di sterline a circa 262 miliardi di dollari.

Oggi la sfida è diversa, e guarda anche alla competitività. 

Una situazione questa, che come analizzato da calcioefinanza.it nelle scorse settimane, è stata messa in discussione dall’introduzione della Legge Bosman molto prima e molto più che dal FFP.

Il calcio moderno è figlio della Legge Bosman molto più che del FFP

Ora l’Uefa pensa di intervenire, in particolare – tra le misure trapelate nelle scorse settimane – con una “tassa di lusso”. 

Significa che se una squadra spende oltre un certo importo sui salari e sui trasferimenti, pagherà l’eventuale somma in eccesso in un piatto centrale che verrà poi ridistribuito tra gli altri club. È una pratica comune nello sport americano, ma illegale sotto il diritto comunitario della concorrenza.

Un correttivo del genere, del resto, avrebbe proprio il fine dichiarato di modificare le forze in campo. Cosa che sul piano economico è del tutto comprensibile, ma che nel caso delle competizioni sportive vede entrare in gioco dinamiche diverse.

Alla fine il tema centrale è sempre il solito: lo sport americano considera centrale nel mondo sportivo la lega, e i club ovvero le franchigie sono solo una emanazione di queste. In questo senso la competitività va intesa più che altro tra diversi sport che offrono spettacoli diversi, più che tra diversi club.

La visione europea parte invece dalla nascita dei club. E le leghe sono emanazione di questi, non il contrario.

Il prossimo passo sarebbe quello di superare le obiezioni della Commissione europea. Le forze politiche spesso in questi casi producono un accordo negoziante su questioni come queste.

Ma già nel caso della Legge Bosman non venne riconosciuta l’eccezionalità, anche culturale dello sport.

Il tema rimane aperto. E in questo senso – come già suggerito da calcioefinanza.it – il tema forse va affrontato diversamente: col FFP si è intervenuti a livello finanziario, ora forse bisognerebbe ragionare in termini sportivi, con regolamenti come i blocchi alle rose, i limiti ai prestiti e alla tesserabilità dei giocatori più che dal punto di vista strettamente economico.