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(Insidefoto.com)

I vertici di Mediaset dovranno trovare in tempi rapidi una soluzione al problema rappresentato da Mediaset Premium, la pay tv che perde soldi dalla nascita (2005) e che solo lo scorso anno ha registrato un rosso record di 384 milioni (il passivo dalla data del lancio dovrebbe aver sfondato il miliardo di euro).

A scriverne oggi è MF MilanoFinanza che fa notare come l’arrivo di Adriano Galliani alla presidenza di Premium non solo può rappresentare la volontà di non mollare sui diritti del calcio giocato, ma anche di dare una svolta al processo di semplificazione in atto da mesi a Cologno.

Quel che è chiaro è che Vivendi venderà cara la pelle prima di cedere la gran parte (18%) della sua attuale partecipazione (28,8%) nel capitale del gruppo televisivo di Cologno Monzese, in cui la famiglia Berlusconi è arroccata al suo 41,1%.

Quindi non è da escludere, anche se non ci sono conferme in questo senso, che prima o poi Premium, una volta tornata al 100% di proprietà di Mediaset, sia riportata nell’alveo della capogruppo dopo lo scorporo di alcuni anni fa e l’ingresso di Telefonica nel capitale (con 11%).

L’eventuale incorporazione della pay permetterebbe di tagliare costi e ottenere sinergie come di fatto poi avviene da alcuni anni all’interno del broadcaster.

Qualche cosa in più della strategia di Mediaset su Premium si capirà il prossimo 26 settembre quando si riunirà il cda per l’approvazione della semestrale del Biscione. Anche perché nel frattempo la Lega Serie A potrebbe aver definito il bando per i diritti tv 2018- 2021.

Ed è proprio in questo lasso di tempo che la Vivendi di Bolloré, azionista di riferimento (al 24,7%) di Telecom, cercherà di fare breccia presso Silvio Berlusconi e i suoi figli. Magari portando effettivamente sul tavolo dei manager di Mediaset e Fininvest quel progetto di polo multimediale annunciato da tempo e mai concretizzato.

Lo schema da applicare è semplice. Si passerebbe dallo scorporo della rete di Tim dalla società telefonica alla sua convergenza con Open Fiber di Enel. Un’operazione che vale almeno 13-15 miliardi e che libererebbe capitali a favore del merger con Mediaset.

Così facendo la politica si sentirebbe al sicuro dall’ingerenza francese nella gestione dei dati sensibili che passano dalla rete e da Sparkle, e non metterebbe i bastoni tra le ruote a un progetto che dal punto di vista industriale ha un senso. E che ovviamente dovrà garantire a Fininvest un ruolo di azionista importante (15-20%) a fianco di Vivendi nel polo con Telecom e Mediaset.

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