Che il mecenatismo nel calcio sia finito lo si è capito da tempo. I segnali sono numerosi e vengono da più parti. Soprattutto dall’Inghilterra, patria del calciobusiness e modello organizzativo tra i migliori al mondo.

L’ultimo in ordine di tempo è del Brighton, neopromosso club di Premier, il cui presidente per raggiungere la salvezza ha immesso nuovi capitali. Ma in generale tutte le matricole stanno investendo per riuscire a confermarsi nella massima serie.

Ma non si tratta di fondi che andranno ad aumentare il capitale sociale della squadra, come è sempre accaduto in passato, soprattutto nel calcio italiano. Tony Bloom ha infatti aumentato quello che è un vero e proprio prestito al club fino a 170 milioni di sterline.

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Tutti questi prestiti sono liberi da interessi, diversi invece quelli concessi al Charlton Athletic da una società controllata dal controverso proprietario Roland Duchatelet che attirano un tasso d’interesse, seppur modesto.

 

A Brighton la famiglia Bloom è coinvolta nel club da circa 50 anni.

I gabbiani hanno perso 25,9 milioni di sterline nella stagione 2015-16. Simili dati sono attesi in questa stagione e coprire tali perdite spingeranno l’investimento complessivo verso 200 milioni di sterline.

Il totale è superiore al prestito di 129 milioni di sterline a Newcastle United dal suo proprietario Mike Ashley, che ha offerto al club stesso un altro prestito di 33 milioni di sterline al club la scorsa stagione per contribuire alla gestione dei costi.

Ashley, sempre criticato dai tifosi, ha ribadito dopo la prima di campionato, di essere sempre disposto a cedere il club se qualcuno di più facoltoso di lui si presentasse alla sua porta.

All’Huddersfield Town sono stati prestati “solo” 41 milioni di sterline dal presidente Dean Hoyle, che ha venduto la sua attività “Card Factory”, una catena di negozi che vendono biglietti d’auguri e carte da regalo, per 400 milioni di sterline nel 2010.

Il Brighton nella scorsa stagione ha speso 27,3 milioni in termini salariali, ovvero il 110 per cento del suo fatturato. I 100 milioni garantiti dai diritti tv quest’anno ripagheranno ampiamente lo sforzo, ma chiaramente la visione dev’essere a più lungo periodo.