Dove vedere Lugano-Milan tv streaming
(Insidefoto.com)

«Sono ottimista. Il prodotto è buono, il mercato estero è in crescita. Secondo me potrebbero fare il 10 per cento in più dell’ultima asta. Anche se resto convinto che la soluzione migliore sia il canale tematico: il calcio è uno sport popolare a largo consumo, non può essere ostaggio di un prodotto pay ad alto costo».

Una tv della Lega? «Tecnicamente non ci sarebbero problemi. Ma non penso che la Lega sia pronta ad accollarsi il rischio di impresa che si aggira intorno al miliardo. Detto questo fanno bene a tenersi aperta la possibilità».

La pensa così Marco Bogarelli, ex numero uno di Infront Italy che, dopo l’ordinanza con cui Tribunale del Riesame di Milano ha «disintegrato» le accuse della Procura, ha concesso una lunga intervista a Repubblica, uno dei giornali da sempre più critici nei confronti del suo lavoro.

Il Riesame conferma il no all’arresto di Bogarelli e Silva: «disintegrate» le accuse

L’ex presidente di Infront Italy, pur non risparmiando critiche all’attuale proprietà del colosso svizzero passato sotto il controllo dei cinesi di Wanda («non intravedo un progetto chiaro, una strategia» e al modo con cui è stata gestita l’asta per i diritti tv della Serie A 2018-2021 («Sinceramente non ho ben capito la scelta di anticipare la Uefa per l’asta Champions. Avrei fatto l’opposto. Avrei aspettato l’assegnazione, per andare da quello che l’aveva persa e dargli l’opportunità di “consolarsi” con la Serie A») rimane dunque ottimista sulla possibilità che l’asta possa portare maggiori risorse nelle casse dei club italiani.

«La Serie A è il terzo campionato dopo Inghilterra (per motivi geopolitici) e Spagna (perché Real e Barca hanno le star) e prima di Francia e Germania», spiega Bogarelli. «È un buon prodotto, dunque. Anche perché sta avanti a campionati che, a differenza di quanto successo in Italia, hanno recentemente organizzato competizioni internazionali e quindi hanno avuto modo di fare importanti investimenti sulle infrastrutture».

Un chiaro riferimento alla questione stadi. Anche se Bogarelli non vede nella costruzione di stadi di proprietà la soluzione dei mali del calcio italiano. «A mio avviso le squadre non devono investire negli stadi, ma nei calciatori».

«Se ho una compagnia teatrale», spiega l’ex manager di Infront, «penso a mettere su uno Shakespeare come si deve con gli attori migliori, non a costruire un teatro. Le squadre secondo me dovrebbero comprare calciatori: hai cento milioni? Compra Ronaldo. Agli stadi ci devono pensare le istituzioni. Per questo credo che la Federcalcio non dovrebbe dedicarsi ad altro che a cercare di organizzare gli Europei del 2024. È troppo tempo che in Italia manca una grande competizione internazionale. Adesso tocca a noi. Un Europeo sarebbe la chiave per rilanciare alla grande il movimento, Platini si rassegni».

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