maglie Serie A 2017-2018
(foto Insidefoto.com)

Nuova governance Serie A – Il commissario straordinario della Serie A, il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, ha messo a punto una proposta di riforma della Lega, che ora dovrà essere valutata ed eventualmente votata dai club nell’assemblea convocata per mercoledì 26 luglio.

Se non è l’ultima chiamata poco ci manca. Se l’assemblea, al contrario di quanto accaduto lo scorso 14 luglio, non andrà deserta e la discussione non si tradurrà in una solenne bocciatura del documento Tavecchio, si potrebbe  arriverà al massimo nel giro di due o tre sedute a una soluzione condivisa.

In caso contrario – come scrive sulla Gazzetta dello Sport, Ruggiero Palombo – «largo ai piani B e se proprio occorre C, che sono ancora in fase di studio presso Figc, Coni e ministero dello Sport ma che potrebbero finire col terremotare l’area di via Rosellini, e forse non solo quella».

Lega Serie A Tavecchio
Carlo Tavecchio (foto Insidefoto.com)

Nuova governance Serie A, il piano Tavecchio

Ma vediamo come è articolata la nuova governance Serie A messa a punto da Tavecchio.

Poteri del nuovo Consiglio di Lega: tutti i poteri gestori di ordinaria e straordinaria amministrazione devono essere del Consiglio.

Rimangono di competenza dell’Assemblea, oltre all’approvazione del bilancio nonché alla nomina, alla revoca e alla determinazione del compenso degli amministratori:

  1. L’approvazione delle linee guida in materia di diritti audiovisivi e della relativa formazione e assegnazione dei pacchetti.
  2. La nomina di advisor per la gestione della commercializzazione dei diritti televisivi solo nel caso in cui lo stesso assuma obbligazione di risultato o la gestione diretta del canale Lega.

Composizione del nuovo Consiglio di Lega. Cinque membri con diritto di voto: un presidente esterno, un vicepresidente esterno amministratore delegato (competente nello sviluppo commerciale del prodotto Lega), tre consiglieri interni espressione delle società, uno tra le grandi, uno tra le medie e uno tra le piccole.

Si determina chi è grande, media, piccola a seconda di un coefficiente di risultati sportivi degli ultimi anni.

Tre membri senza diritto di voto: i due consiglieri federali espressione delle società e un direttore generale.

L’obiettivo: creare una governance più snella e indipendente aspettando che sui diritti tv i nuovi criteri di ripartizione che il ministro Lotti ha in canna, che faranno capolino in autunno all’interno della legge di stabilità (e sui quali ci sarà poco da opporre resistenza) facciano il resto.