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Mediaset Premium (Insidefoto)

La proposta di Vivendi di conferire in un trust la quota in Mediaset eccedente il 10%, se venisse accettata dall’Agcom, potrebbe spianare la strada a un’eventuale intesa tra il gruppo del biscione e TIM, di cui il colosso francese è il principale azionista, sui diritti tv della Serie A. E’ quanto emerge da un articolo del Sole 24 Ore dedicato alla vicenda.

Il banco di prova è la valutazione che l’Agcom darà del piano che gli avvocati di Vivendi presenteranno lunedì allo scadere del termine fissato dall’authority (il dossier è affidato in particolare all’avvocato Giuseppe Scassellati Sforzolini, partner dello studio Cleary Gottlieb).

Nelle ultime settimane, sottolinea il Sole 24 Ore, i contatti tecnici sul tema sono stati costanti e dunque è da immaginare che la soluzione del trust possa essere accettabile da parte dell’Agcom. Se così fosse, un’eventuale accordo sull’asse Vivendi-Telecom-Mediaset sui diritti tv della Serie A 2018-2021 sarebbe, almeno da un punto di vista regolamentare, percorribile.

Molto dipenderà da come sarà riformulato il bando da parte della Lega di Serie A e dell’advisor Infront. Anche se per procedere sulla strada di un’alleanza, anche solo commerciale, sarà fondamentale un ravvicinamento tra le parti. Formalmente il contenzioso in essere, seguito al passo indietro dei francesi su Premium e alla scalata in borsa dei mesi scorsi, è tra Vivendi e Mediaset. TIM, di cui il colosso presieduto da Vincent Bolloré è il primo azionista, non ha pendenze aperte con Mediaset e potrebbe, almeno sulla carta, muoversi congiuntamente a Cologno sui diritti tv della Serie A.

Il quadro dovrebbe comunque essere più chiaro per l’assemblea di bilancio Mediaset che si terrà il 28 giugno. A parte il rinnovo della delega al consiglio per il riacquisto di azioni proprie fino al 10% del capitale, non ci sono altri punti straordinari all’ordine del giorno, né Vivendi ha fatto richiesta di integrazione. Eventuali mosse da parte di Mediaset per rafforzare le difese dovranno perciò nel caso essere proposte a una successiva assemblea straordinaria, con la certezza che Vivendi, essendo “calmierata” al 10% (con Fininvest ormai oltre il 41%), non avrebbe più il potere di veto connesso alla disponibilità di almeno un terzo dei voti presenti.

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