maglie Serie A 2017-2018
(foto Insidefoto.com)

Bilanci Serie A 2015 2016 – La situazione economico-finanziaria della Serie A si presenta meno pesante rispetto ad un anno fa nello studio Report Calcio 2017, sviluppato in collaborazione con AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione) e PwC (PricewaterhouseCoopers) e presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma.

bilanci serie a 2015 2016

Un miglioramento che parte da un aumento del valore della produzione, che trae beneficio dall’entrata in vigore dei nuovi contratti triennali di diritti tv e dall’incremento dei proventi da sponsor ed entrate commerciali.

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Il valore della produzione ha fatto infatti registrare la crescita più consistente degli ultimi cinque anni (più 9,2% da 2.210,3 a 2.413,9 milioni) grazie all’incremento dell’8,5% dei ricavi da diritti tv (da 1.032  a 1.119 milioni di euro, rappresentano il 46% dei ricavi complessivi), e del 14,9% dei ricavi da sponsor e da attività commerciali.

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La crescita delle entrate commerciali da 360,9 a 414,8 milioni è indice di un maggiore dinamismo imprenditoriale dei club, anche se il dato resta lontano dai risultati ottenuti dalle società dei principali campionati del resto d’Europa. Anche il dato medio per club registra una crescita del +3,8% da 116,3 a 120,7 milioni di euro. Le plusvalenze risalgono a 376 milioni (+13,3%). Soprattutto grazie a trasferimenti di calciatori sul mercato interno. Il 33,3% delle plusvalenze è finito nelle casse delle squadre classificate ai primi tre posti del campionato.

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Si registra un nuovo balzo in avanti del costo del lavoro. Nell’ultimo anno si è passati da 1.235,6 a 1.355,1 milioni, per una crescita del 9,7% sulla stagione precedente. L’incidenza degli stipendi sul costo della produzione complessivo è passata dal 49% al 53%.

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Complessivamente, i costi operativi sono cresciuti del 5,5% (da 1.955 a 2.062 milioni), con un Ebitda che è salito del 38% da 255 a 352 milioni: il risultato netto resta comunque negativo, ma si alleggerisce del 34,1%, passando da 379 a 250 milioni.

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Il patrimonio netto medio torna in territorio positivo ma soltanto a quota 3,8 milioni (il 63% in meno di due anni fa), miglioramento attribuibile ad alcune ricapitalizzazioni effettuate da club di grandi dimensioni, a fronte di un ulteriore deterioramento dei club minori. L’indebitamento complessivo aumenta del 3,1%, tornando oltre quota 3 miliardi. Cambia la composizione dei debiti: diminuisce del 6,2% la quota di quelli finanziari e crescono a oltre 800 milioni quelli “verso enti settore specifico”, per ritardati pagamenti fra club.

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