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(Foto Insidefoto.com)

L’ultimo triennio calcistico ha dimostrato che la ex Coppa dei campioni di calcio non è poi così rilevante per la conquista o la perdita di abbonati da parte delle piattaforme televisive. Ecco perchè in vista della scadenza del bando Uefa del prossimo 12 giugno si vanno a ridefinire le strategie e sembra molto difficile che il triennio 2018-2021 possa ottenere in termini economici dal mercato italiano i 220 milioni all’anno dell’ultimo periodo.

Oggi, tuttavia, il quotidiano ItaliaOggi in un articolo dell’esperto in materia Claudio Plazzotta, delinea uno scenario interessante.

Come noto non è stato fissato un minimo d’asta ufficiale, ma, come spesso accade in questi casi, si tende a partire dalla cifra incassata nella vendita precedente.

Una cifra che ovviamente Mediaset non rimetterà sul piatto, tenuto conto del flop della operazione (e della svalutazione dei diritti in bilancio a una quota attorno ai 140 mln di euro annui). E che neppure Sky intende prendere in considerazione: aveva ritenuto folle l’ultima valutazione dopo che per il triennio 2012-2015, Mediaset e Sky insieme avevano pagato circa 150 milioni di euro.

L’unico operatore che, da outsider e nuovo competitor del settore, potrebbe fare una follia da 200 milioni di euro all’anno è quindi Telecom Italia.

In effetti le aste Champions più importanti in Europa hanno già visto prevalere le telco: nel Regno Unito British telecom ha vinto l’asta offrendo 394 milioni di sterline all’anno e anche in Francia ha trionfato una telco, la Altice del gruppo Sfr.

L’opzione Telecom Italia suscita, tuttavia, qualche perplessità. Innanzitutto, la società telefonica ha già i diritti commerciali sulla Champions, attraverso l’accordo con Mediaset Premium. Ma tale opzione non solo non ha eccitato più di tanto i clienti di TimVision, ma ha creato anche tensioni con Premium, dando il via a cause legali circa il rispetto o meno dei contratti e del numero minimo di abbonamenti attivati.

Inoltre la situazione della banda larga e, soprattutto, dell’ultrabanda larga in Italia è ancora molto arretrata, con ampie zone della Penisola tuttora scoperte. E dalla Uefa non sarebbero proprio entusiasti di una telco esclusivista dei diritti tv in Italia, tenuto conto che la Champions, negli ultimi due anni di esclusiva Premium, ha già perso molti telespettatori rispetto al triennio 2012-2015, e che alcuni sponsor Uefa si sono ripetutamente lamentati.

Il bando d’asta della Uefa, tuttavia, è molto chiaro: vince chi offre di più, e si porta a casa tutto, in esclusiva su tutte le piattaforme. Quindi, secondo alcune indiscrezioni, la pista più probabile sarebbe quella di un ticket Telecom Italia-Mediaset, col Biscione interessato soprattutto ai diritti in chiaro (per i quali potrebbe rimborsare a Telecom anche 50 milioni di euro all’anno), e la telco a sfruttare il resto con pacchetti in abbonamento, tenuto conto che dalla stagione 2018-2019 in Champions andranno di diritto ai gironi ben quattro squadre italiane (contro le due dell’ultimo biennio).

Comunque, in attesa che si chiuda l’asta in Germania (i termini sono già scaduti a inizio maggio, ma l’aggiudicazione dei diritti non è stata ancora formalizzata), dove Sky e Dazn dovrebbero portarsi a casa tutto, è chiaro come la Uefa, a questo giro, giudichi marginale il mercato italiano: i diritti tv del mercato tricolore erano stati aggiudicati addirittura in dicembre per il triennio 2012-2015, e poi in febbraio per quello 2015-2018. Ora invece, per il triennio 2018-2021, si va su giugno, tra gli ultimi paesi in Europa.

L’Uefa, infatti, ha pensato bene di incassare tanto sui mercati con più potenziale: e, dopo il boom di offerte per i diritti tv della Champions in Uk, Usa, Francia e, secondo indiscrezioni, Germania, mercati che da soli avvicinano l’obiettivo di raccolta complessiva, ora l’Uefa potrebbe anche accontentarsi di un rallentamento, non molto marcato, degli incassi in Italia.