Nei giorni scorsi ha tenuto banco nel mondo dei media statunitensi la notizia dei 100 licenziamenti operati da ESPN.

Il network di proprietà della Disney è particolarmente significativo perchè di fatto si tratta del gruppo che ha cambiato radicalmente lo sport a stelle e strisce investendo prima di tutti in maniera massiccia sui diritti tv.

Dopo la carta stampata anche il mondo della televisione sta affrontando una fase di ristrutturazione, se non proprio di crisi, alla luce delle nuove abitudini di consumo degli utenti, che sempre più si spostano sul web.

Un processo, quello in atto, che riguarda non solo il tema della pirateria, che certamente erode ricavi, ma anche quello dei prezzi e della diffusione dei contenuti, ovvero delle diverse abitudini di chi, sempre di più, sceglie il minischermo di laptop e mobile al piccolo schermo tv.

Mercoledì scorso circa 100 dipendenti ESPN sono stati informati che i loro servizi non sono più necessari. E tra loro alcune firme di punta dell’emittente.

Alla base della scelte sta la perdita in termini di abbonati che ESPN ha dovuto incassare: da 99 milioni a 88 milioni negli ultimi anni, il tutto – naturalmente – a fronte di impegni che la rete ha già preso per i diritti tv con leghe professionistiche e universitarie. Accordi che peraltro, va ricordato, negli Stati Uniti sono mediamente più lunghi (anche decennali) rispetto alla media di quelli europei (tendenzialmente triennali).

ESPN è ancora in utile, ma non sa ancora per quanto. E purtroppo a pagare è prima di tutto il fattore lavoro. Come sempre.

Ovviamente alla tendenza macro bisogna aggiungere anche qualche aspetto specifico.

Il primo riguarda il fatto che ESPN per anni ha assunto molto ed ora sta mettendo in discussione la politica seguita fin qui in tema di risorse umane. Gli analisti, infatti, dicono che gli esuberi potenziali dietro l’angolo sarebbero molti di più.

 

 

 

Certo è che ogni taglio di personale significa meno contenuti. Ma va ricordato che ESPN sta investendo nel digitale con diversi siti di approfondimento lanciati negli ultimi tempi, tra cui il sito The Undefeated (che sta per compiere un anno) oltre ai programmi televisivi Outside the lines e E:60.

Una indicazione che è arrivata sulla scelta riguarda, in particolare, le figure professionali che caratterizzavano le testate al loro interno. In particolare si è capito che i tagli hanno riguardato figure considerate meno versatili: “E’ importante saper fare tutto”, la lezione che se ne ricava.

Ovvero segnalare, scrivere, andare in onda, essere social. Da qui la scelta su chi tagliare e chi no. E in questo senso vi è soprattutto una importante lezione che devono cogliere tutti coloro che si avvicinano al giornalismo, così come coloro che già vi sono coinvolti professionalmente.

I media cambiano, ma a dover fare i conti col mutamento saranno, prima di tutto, i professionisti dei media. Sempre.