Quanto ha perso Mediaset con il calcio in pay-tv dal 2004 ad oggi

Quanto ha perso Mediaset con il calcio in pay-tv? Secondo i calcoli di Affari & Finanza, l’inserto economico del quotidiano La Repubblica, dal 2004 al 2016, la tv a pagamento…

Quanto ha perso Mediaset con il calcio in pay-tv? Secondo i calcoli di Affari & Finanza, l’inserto economico del quotidiano La Repubblica, dal 2004 al 2016, la tv a pagamento del biscione ha accumulato circa 850 milioni di perdite.

Di questi, come emerge dal bilancio di Mediaset al 31 dicembre 2016, chiuso con un rosso consolidato di 294,5 milioni, poco meno della metà delle perdite della pay-tv sono riferibili allo scorso esercizio. Il bilancio 2016 di Mediaset Premium evidenzia infatti un rosso di 384 milioni (-83,8 milioni nel 2015) a fronte di ricavi pari a 705,3 milioni, in crescita rispetto ai 640,9 milioni dell’esercizio precedente.

Un risultato in buona parte legato allo stallo che ha caratterizzato la gestione della pay-tv per gran parte dello scorso esercizio a causa del contenzioso con Vivendi, che negli accordi originali avrebbe dovuto rilevare il controllo della piattaforma pay nell’ambito di un’alleanza globale con Mediaset.

Nel 2016 Mediaset Premium, che conta circa 2 milioni di clienti, ha registrato costi operativi totali per un ammontare di 1,21 miliardi, che comprendono ammortamenti e svalutazioni sull’acquisto di diritti televisivi per 562,94 milioni. Il costo del personale è pari a 174,4 milioni, mentre la voce “acquisti, prestazioni di servizi, costi diversi” ammonta a 617,64 milioni.

Quanto ha perso Mediaset con il calcio in pay-tv? La strategia anti-Sky

L’avventura del calcio in pay-tv, iniziata nel 2004 e decollata nel 2008, è stata dunque avara di soddisfazioni per Mediaset. Piersilvio Berlusconi – scrive Affari & Finanza nella sua lunga analisi – difende ancora oggi la ratio dell’investimento: «Dovevamo bloccare Sky», evitando che sfruttasse il trampolino del satellite per mettere sotto scacco Mediaset nella tv generalista. Non solo: c’erano da utilizzare le frequenze e sfruttare le sinergie pluri-piattaforma del Biscione, ha ripetuto agli analisti a gennaio a Londra presentando il piano industriale di Cologno.

Un piano che prevede, secondo quanto riportato nel bilancio di Mediaset, «la progressiva trasformazione del modello del business pay, in una prospettiva meno dipendente dai contenuti calcio e più focalizzata in ottica di content-provider dei contenuti editoriali e sull’apertura della piattaforma tecnologica unica sviluppata da Premium ad altri operatori».

L’unica soddisfazione, se così si può dire, è che la concorrenza alle aste sui diritti del calcio abbia costretto Sky a spendere più del previsto, penalizzandone la redditività a riducendo le risorse per sbarcare sulla tv generalista. Murdoch però ci è arrivato lo stesso. Mentre i massicci investimenti del Biscione sul calcio (630 milioni l’anno, 373 per 248 partite di Serie A e 230 per la Champions) hanno messo ko definitivamente i conti di Cologno.

Quanto ha perso Mediaset con il calcio in pay-tv? Il valore di Premium

Piersilvio è sempre stato convinto – e lo è anche oggi – che la piattaforma avesse comunque un valore. In fondo Telefonica ne aveva rilevato l’11% per 100 milioni e Credit Suisse non più di tre anni fa la valutava 1,1 miliardi.

Poi il voltafaccia di Vivendi ha cambiato completamente lo scenario. Goldman Sachs ha tagliato da 500 a 100 milioni il valore del business, Morgan Stanley da 330 a zero. E dei 483 milioni di miglioramento di redditività previsti dalla banca d’affari Usa al 2020, la metà arriva dalla chiusura di Premium.