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(Insidefoto.com)

Perché Vivendi ha deciso di scalare Mediaset? Se lo chiede oggi Il Sole 24 Ore, che in un’analisi firmata dal giornalista Marco Mele passa in rassegna il posizionamento sul mercato delle tv del biscione arrivando a concludere che ciò che più interessa al gruppo francese presieduto da Vincent Bolloré (qui il profilo del raider bretone) non è tanto la pay tv Premium ma piuttosto le reti in chiaro, tutt’oggi leader nel mercato pubblicitario in Italia, la library del gruppo e la presenza sul mercato di lingua spagnola attraverso la controllata Mediaset Espana.

Perché Vivendi ha deciso di scalare Mediaset? Il mercato pubblicitario in Italia.

Secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, a fine 2015 le tv del biscione avevano una quota di ascolto superiore a un terzo di quella totale (32,23% nel giorno medio) cui faceva fronte una quota negli investimenti pubblicitari sulla tv nazionale del 56,1%, con oltre due miliardi di fatturato pubblicitario stimati da Nielsen.

Canale 5, da solo, si stima valga un miliardo di pubblicità, circa la metà degli introiti pubblicitari del gruppo.

La quota sulla pubblicità televisiva è calata, in proporzione, meno degli ascolti: nel 2000 era del 63%. Il trend sconta il declino della tv generalista: nel 2000 le tre reti generaliste di Mediaset avevano il 43,3% degli ascolti nel giorno medio. Nel 2015 erano scese al 25,6%, cui Mediaset aggiunge i 16,54% dei canali nativi digitali, per un totale di undici canali.

Vincent Bolloré (Insidefoto.com)
Vincent Bolloré (Insidefoto.com)

Il pubblico di Mediaset – sottolinea Il Sole 24 Ore – è più giovane della media di chi guarda la tv: sul target 15-64 anni, quello cosiddetto commerciale, il 32,23% sale al 34,1% .

II posizionamento che rende Mediaset così appetibile nasce dall’assetto del mercato italiano. «In quale europeo mercato Vivendi può trovare un gruppo televisivo che ha il 61,7% sul mercato dei media nel 2015 e dove manca un secondo concorrente privato di tv generalista?», sottolinea il quotidiano economico.

Perché Vivendi ha deciso di scalare Mediaset? Un gruppo multimediale e verticalmente integrato.

Mediaset, sottolinea ancora Il Sole 24 Ore, ha cinque multiplex (reti sul digitale terrestre, ndr) nazionali. E’ un operatore verticalmente integrato, che controlla con il 40,1%, EI Towers, la principale tower company in Italia.

Il gruppo del biscione, poi, non è solo televisione: la diversificazione nel settore radiofonico «amplia e completa l’offerta pubblicitaria del gruppo in chiave sempre più cross mediale» sottolinea la relazione al bilancio 2015.

Vivendi mediaset scontro premium
Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri

Senza dimenticare che se 2,5 miliardi di ricavi, nel 2015, arrivavano dall’Italia, 971 milioni arrivavano dalla Spagna (Mediaset ha il 46,1% di Mediaset Espana, quotata alla Borsa di Madrid), con le due tv generaliste Telecinco, leader di ascolto nel 2015, e Cuatro, e quattro canali digitali (Factoria de Ficcion, Boing, Divinity ed Energy).

II mercato di contenuti spagnoli è la chiave per aprire la porta di quelli sud e centro americani, Brasile escluso, e del mercato statunitense di lingua spagnola.

Perché Vivendi ha deciso di scalare Mediaset? A Bolloré fa gola la library delle tv di Berlusconi.

Uno degli obiettivi di Vivendi – sottolinea ancora Il Sole 24 Ore – è la library di Mediaset. Al 31 dicembre 2015 comprendeva – per la tv gratuita – 3.508 titoli di film, 771 telefilm con 16.534 episodi, 46 telenovelas con 4.780 puntate, 257 miniserie con 1.006 episodi, 9 soap opera con 1.559 puntate e 772 film per la tv per 802 episodi.

Bollorè, secondo Il Sole 24 Ore, punta dunque sulla tv gratuita, visto il rifiuto di acquisire la pay tv Mediaset Premium e dai contatti che avrebbe in corso cedere Canal Plus.

Mediaset, tra l’altro, ha un accordo con la Warner sino al 2020 e con la Universal sino al 2018 per acquisirne i film e le serie tv per tutte le piattaforme, gratuite e pay.

Nello sport il gruppo ha i diritti delle nove principali società di serie A nel triennio 2015-2018 e i diritti esclusivi, per tutte le piattaforme, della Uefa Champions League fino al 30 giugno 2018 (che si dovranno rinnovare l’anno prossimo).

Rispetto alla Rai, il competitor per gli ascolti, Mediaset ha il vantaggio di avere 4.299 dipendenti a fine 2015 contro gli oltre 11 mila della tv pubblica E il rinnovo della concessione potrebbe imporre più rigidità agli indici di affollamento Rai. A vantaggio di Canale 5