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Milano 28/07/2014 - presentazione calendari serie A stagione 2014-2015 / foto Daniele Buffa/Image Sport/Insidefoto nella foto: Damiano Tommasi-Maurizio Beretta

“Il calciatore si è abituato al fatto che se gioca male è normale ricevere minacce e pressioni. Più della metà degli episodi di violenze e minacce è dovuto ai tifosi della propria squadra”. Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori (Aic), in audizione davanti all’Antimafia, non ha nascosto le debolezze che attraversa il calcioitaliano, dove si registrano casi di giocatori minacciati dai tifosi, aggressioni, scandali per il calcioscommesse, tutti mali evidenziati dal report “calciatori sotto tiro”, di cui si sta curando la quarta edizione.

“Un altro dato è che quasi la metà dei casi avviene nel mondo dilettantistico”, ha aggiunto Tommasi. “I calciatori – ha osservato Tommasi, che è stato un importante giocatore della Roma e della Nazionale italiana – sono troppo spesso non preparati alla gestione di certi fenomeni.

Il culmine è arrivato con la partita di Europa League Roma-Fiorentina, nell’aprile 2015, con i giocatori che interloquivano con i tifosi, cosa già vista nella finale di Coppa Italia 2014 Napoli-Fiorentina. La gestione di quella finale da parte degli atleti la ricordiamo, il capitano del Napoli, Hamsik, ha rivestito un ruolo forse non consono per un giocatore“.

“Dopo Fiorentina-Roma abbiamo contribuito ad emanare regole in Consiglio federale, pur trovando opposizione. Volevamo come prima sanzione la squalifica per rapporti tifosi-calciatori, sarebbe un buon deterrente – ha aggiunto l’ex mediano della Roma – Nessuno ha detto a De Santis di non andare sotto la curva, mancava una figura che indicasse come comportarsi. Spesso i giocatori tollerano determinati episodi purché non ci siano aggressioni, ma non vanno tollerate”.

Tommasi si è anche soffermato sul fenomeno del match-fixing (‘truccare’ le partite ai fini delle scommesse, ndr) che incide spesso su eventi di violenze e minacce nel mondo del calcio. “Il caso di Taranto, dove i giocatori sono state aggrediti da 30 persone incappucciate, è figlio di un sentito dire di tre giocatori che si ‘sarebbero venduti’ delle gare”, ha osservato.

Nel corso del 2017 sono stati diversi i casi di violenze nel mondo di Lega Pro (come Matera e Catanzaro), ma secondo Tommasi è preoccupante la situazione nella Serie D, “dove si verificano più di un terzo dei casi di minacce e aggressioni. In questi campionati, non c’è visibilità dell’evento e fioccano le possibilità di scommesse”.

Anche la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, ha evidenziato come la situazione più grave sembra essere quella della Lega Pro, “nella quale i giocatori appaiono pronti addirittura a fermare i campionati di calcio“.

Dopo i casi di Matera (26 febbraio), Ancona (9 marzo), Catanzaro (11 marzo) ai quali era seguita una forma di protesta, tanto che tutte le partite erano iniziate con 15′ di ritardo, è giunta – ha ricordato Bindi – un’ulteriore aggressione a Taranto (22 marzo), dove una trentina di tifosi hanno aggredito i calciatori della propria squadra.

Nel richiamare i componenti della Commissione Antimafia a mantenere “un comportamento consono alla sede e alla funzione parlamentare, tanto più alla luce della delicatezza della materia oggetto dell’inchiesta” – la scorsa settimana Bindi aveva stigmatizzato alcune esternazioni dell’on Marcello Taglialatela sulla Juventus – Bindi ha ricordato che l’obiettivo di questo filone dell’inchiesta sulle mafie è “rendere tutti i soggetti della filiera sportiva consapevoli dei rischi che l’ignoranza o la sottovalutazione del fenomeno comportano per l’intero sistema del calcio professionistico e non” e “trovare insieme nuovi strumenti per tutelare le stesse società sportive da aggressioni di qualunque tipo”.