malagò all'antimafia
Giovanni Malagò (Insidefoto)

“Michele Uva è una persona che stimo, un ottimo manager, però secondo me chi è dirigente non deve entrare nei giudizi”. Non usa giri di parole, ma va dritto al cuore del dibattito il presidente del Coni, Giovanni Malagò, intervistato da Giovanni Minoli per “Faccia a faccia”, la trasmissione di La7. Il riferimento è alle parole dello stesso Uva che aveva parlato nei giorni scorsi di “processo mediatico” in riferimento al caso Juve-Ultras.

Malagò anche annunciato la sua ricandidatura: “Sì, mi ricandido alla presidenza Coni, per continuare a fare buoni risultati sportivi e continuare a far fare più sport possibile nel nostro Paese”.

La posizione della Juventus, lambita dall’inchiesta della magistratura su presunte infiltrazioni mafiose nella tifoseria organizzata, sta tenendo sulle spine il mondo dello sport, e il suo numero uno dice: “è un argomento molto delicato, sarebbe meglio che tutti noi rimanessimo zitti”, ha spiegato Malagò, che forte della sua storica amicizia con la famiglia Agnelli, ha anche smentito frizioni tra John Elkann e il cugino Andrea, presidente dei bianconeri.

“A me non risultano assolutamente”. Lo sport non è solo calcio, ma la fetta più consistente di opinione pubblica aspetta notizie soprattutto da quel mondo. E in questi giorni tiene banco la querelle Lega, dove una buona parte dei proprietari dei club non ha trovato la quadra per la scelta del nuovo presidente e ora rischia un commissariamento da parte della Figc. Ipotesi che non vede lontana nemmeno il numero uno del Coni: “Sono rimasti pochi giorni e ci sono ancora delle persone da nominare”, ma “ho dei dubbi che ce la faranno per tempo”.

Tornando alla Lega di Serie A, il nodo tra le società è sempre quello dei diritti televisivi del massimo campionato italiano: “Valgono un po’ più di 1 miliardo di euro, mentre in Premier League ad esempio valgono tre volte tanto, ma – ha aggiunto Malagò -, sono più che buoni i nostri livelli dei ricavi nazionali, mentre sono disastrosi quelli della vendita all’estero, a cui e’ indispensabile dare una cultura manageriale“. Evitando magari di prestare il fianco all’idea di creare una super Lega europea con le big del Vecchio continente, cosa che il presidente del Coni si augura “che non avvenga, perchè vorrebbe dire la fine di un certo tipo di calcio“.