processo juventus agnelli ultras conseguenze europee
(Insidefoto.com)

Intercettazioni Andrea Agnelli – «Come ho scritto alcuni giorni fa, non ho mai incontrato boss mafiosi. A cadenze regolari come è noto ho incontrato tutte le categorie di tifosi, siano essi Club Doc, Member o gruppi ultras. E’ sempre stata un’attività fatta alla luce del sole e che penso rientri a pieno titolo nei doveri di un presidente di una società calcistica. Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, questo è un aspetto che all’epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus».

Così il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, in un passaggio della lunga dichiarazione rilasciata sabato scorso dopo la notizia del deferimento da parte della Procura della Figc (qui la dichiarazione integrale), ha ribadito di non essere mai entrato in contatto con esponenti della criminalità organizzata. Una presa di posizione che il numero uno bianconero aveva messo nero su bianco in Tweet del 7 marzo scorso, giorno dell’audizione in Commissione Antimafia del procuratore federale, Giuseppe Pecoraro.

Al termine di quell’audizione le agenzie di stampa avevano riportato virgolettati attribuiti a Pecoraro in cui quest’ultimo avrebbe informato la Commissione del fatto che Agnelli avrebbe avuto contatti con alcuni rappresentanti della cosca ‘Bellocco-Pesce’ per alcuni biglietti dello Juventus Stadium.

Una ricostruzione che la sera del 7 marzo sarebbe stata in parte smentita dallo stesso Pecoraro con un comunicato ufficiale della Figc. Questo non ha però impedito al procuratore federale di procedere con il deferimento del presidente della Juventus.

Intercettazioni Andrea Agnelli, le rivelazioni dell’Huffington Post

Una nuova rivelazione è arrivata nella serata odierna da parte dell’Huffington Post, che ha pubblicato alcuni stralci del documento di deferimento di Agnelli da parte della Procura Figc. Documento in cui sono anche riportate una serie di intercettazioni telefoniche dello stesso presidente juventino.

Nel documento, ancora secretato, di cui l’Huffington post è entrato in possesso, Pecoraro afferma che «non solo Agnelli fosse consapevole dei rapporti strutturati e delle concessioni fatte in favore dei gruppi del tifo organizzato e di esponenti malavitosi, ma che acconsentiva a tale condotta».

Pecoraro allega quindi un’intercettazione in cui Agnelli è a colloquio con il responsabile sicurezza della Juve Alessandro D’Angelo, in cui si parla chiaramente di un incontro tra Agnelli, Dominello e altri ultrà presso la Lamse Spa, holding controllata dallo stesso Agnelli.

La conversazione risale all’agosto del 2016, e Agnelli racconta: «So che erano lì…io ogni volta che li vedevo, quando li vedevo a gruppi facevo scrivere sempre le cose sui fogli, perché nella mia testa era per dargli importanza che scrivevo quello che dicevano».

Più avanti Agnelli si riferisce alla rivendita di biglietti forniti dalla società: «loro comprano quello che devono comprare, a noi ci pagan subito e poi gestiscono loro!».

Pecoraro cita anche un’altra intercettazione, risalente al marzo del 2014, per smontare anche la linea secondo la quale la società Juve non fosse a conoscenza del profilo criminoso di alcuni esponenti ultrà: «Il problema è che questo – dice Agnelli riferendosi al capo ultrà Loris Grancini – ha ucciso gente».

D’Angelo replica che «ha mandato a uccidere». Siamo all’inizio del 2014, e il rapporto con Dominello e gli altri proseguirà ben oltre questa conversazione. Inoltre, nel suo interrogatorio in carcere avvenuto il 3 agosto del 2016, Dominello racconta di aver conosciuto Agnelli a una cena a cui era presente anche D’Angelo, avvenuta nel 2011, di aver poi frequentato la sede della Juve a partire dal 2012, e di aver in seguito parlato sempre con Agnelli della vendita di stock di abbonamenti ai capi ultrà. (qui l’articolo integrale dell’Huffington Post)

Intercettazioni Andrea Agnelli, il giallo dell’intercettazione

«Quest’oggi in Commissione Antimafia abbiamo terminato l’audizione del legale della Juventus avvocato Luigi Chiappero. Da quanto emerso, riteniamo che non ci sia alcun elemento che confermi quanto sostenuto dalla Procura Federale, relativamente alla consapevolezza, da parte del presidente Andrea Agnelli, della presunta caratura criminale ‘ndranghetista di Rocco Dominiello». Lo affermano, in una nota, i parlamentari Pd Stefano Esposito e Massimiliano Manfredi.

«Peraltro, segnaliamo che da un’intercettazione portata all’attenzione della Commissione durante le audizioni di altri soggetti emergerebbe invece la conoscenza da parte del presidente delle Juventus della storia famigliare di Dominiello».

«A precisa domanda rivolta all’avvocato Chiappero perché spiegasse questo stralcio di intercettazione – proseguono i due parlamentari – la risposta è stata che non è un’intercettazione presente negli atti e quindi conosciuta. Confermiamo che, da una nostra verifica sulle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Torino alla Commissione, non abbiamo trovato traccia della stessa. Abbiamo quindi chiesto alla Presidente Bindi di verificare presso la Procura di Torino se esistono intercettazioni che non sono state trasmesse, perché risulta evidente che l’eventuale inesistenza di questa intercettazione avrebbe particolare rilievo rispetto alla discussione fin qui avvenuta».

1 COMMENTO

  1. “Nel documento, ancora secretato, di cui l’Huffington post è entrato in possesso”. ( E come?).
    Cioè, L’Huffington post “entra in possesso” di un documento “ancora secretato” e sconosciuto anche alla commissione perlamentare antimafia…”«A precisa domanda rivolta all’avvocato Chiappero perché spiegasse questo stralcio di intercettazione – proseguono i due parlamentari – la risposta è stata che non è un’intercettazione presente negli atti e quindi conosciuta. Confermiamo che, da una nostra verifica sulle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Torino alla Commissione, non abbiamo trovato traccia della stessa. Abbiamo quindi chiesto alla Presidente Bindi di verificare presso la Procura di Torino se esistono intercettazioni che non sono state trasmesse.
    Bravi. Mettete in giro notizie “secretate” di cui non si sa come siate entrati in possesso, e delle quali non è nemmeno certa l’esistenza o la verifica. Ma bravi.