Dall’anno prossimo le tre rappresentanti in Europa League della Scozia dovranno partire dal primo turno eliminatorio. Come Irlanda e Nord Irlanda.

Da tempo il calcio scozzese è in declino e i risultati economici pubblicati ieri dal Celtic – che ha ufficializzato il raddoppio dei ricavi, mentre in borsa ha toccato i massimi da 5 anni – non significano sostanzialmente nulla all’interno di un movimento schiacciato dalla vicinanza alla Premier League e che necessita di nuova linfa.

Anzi, proprio lo strapotere Celtic è un ulteriore elemento che spegne l’interesse intorno alla Scottish Premier League. Un campionato che alla fine degli anni ’80 (quando le inglesi erano escluse dall’Europa dopo l’Heysel) era diventato ricettacolo di campioni, ma che ora è scesa al 25esimo posto nel ranking Uefa, il più basso di sempre dopo che due anni fa era arrivata al 24esimo.

Scozia

Ciò significa che i vincitori della Coppa scozzese insieme ai club al secondo e terzo posto in campionato inizieranno le loro campagne europee alla fine di giugno.

In base al nuovo ranking nulla cambierà per i vincitori della Premiership scozzese che inizieranno ancora dal secondo turno preliminare di Champions League.

Sarebbe facile banalizzare dicendo che l’Uefa ha declassato il calcio scozzese, ma non il Celtic.

Chi solleverà la Coppa di Scozia a Hampden Park il 27 maggio prossimo avrà solo un mese per prepararsi ad una gara di qualificazione europea il 29 giugno.

Il declino è stato lento e inesorabile. Nel 1985 il campionato scozzese era sesto per importanza in Europa, l’Inghilterra guardava tutti dall’alto, davanti all’Italia. Due anni dopo salì al quinto posto, il miglior risultato di sempre (come la Francia oggi).

Nel 1992 l’uscita dalla top ten: 12esimo posto. Nel 1998 all’apice dello strapotere Rangers vincitore per 9 anni consecutivi del campionato – non un caso: gli squadroni che dominano in lungo e in largo ammazzano la competitività – un risultato peggiore di quello attuale: 26esimo posto.

La nascita nel 1998-99 della Scottish Premier League e il dualismo di Glasgow (il Celtic vinse di nuovo nel 97-98 dopo dieci stagioni) riporterà nella top ten il campionato che nel 2002 arriverà al nono posto europeo.

Da allora il 2007 è stato l’ultimo anno (10° posto) nella top ten. Dopo di che il declino è stato netto, anche in seguito al fallimento dei Rangers che hanno spianato la strada ai Celtic portandoli quest’anno ad uno scontatissimo sesto titolo consecutivo.

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I Rangers celebrano il ritorno in Premiership scozzese dopo un purgatorio di quattro anni

In questi anni molte sono le ipotesi che gli scozzesi hanno avanzato per rivitalizzare il movimento. La prima era quella del passaggio ad un campionato estivo, ovvero basato su calendario dell’anno solare.

Alla base stanno sia ragioni di tipo climatico (che allineerebbero la Scozia agli altri paesi scandinavi) ma anche di interesse: chiudere a dicembre darebbe un diverso appeal in un periodo in cui non ci sono i grandi eventi del finale di stagione europea.

Diverso il discorso per un top club come il Celtic. Per i biancoverdi (ma anche per i Rangers) da tempo è aperto l’invito della Football League ad unirsi alla piramide del calcio inglese. Ma in tempi di Brexit l’ipotesi non viene di fatto presa in considerazione, anche perchè significherebbe perdere lo status europeo per i club.

Nel frattempo i numeri danno ragione al fondo Lindsell, che ha investito nelle azioni del Celtic (oltre che nella Juventus) e si trova ora con un titolo apprezzato rispetto al momento dell’acquisto. Ma l’effetto Champions è destinato a lasciare i conti del club in balia di una voce pesantemente variabile.

Ecco perchè proprio dalla Scozia potrebbe ripartire ora la spinta a formare la Lega Atlantica, un campionato tra le migliori squadre dei paesi scandinavi e del Benelux.

L’ipotesi è allo studio da tempo e venne rilanciata nell’ottobre scorso dal presidente Anders Horsolt del Bt Copenhagen.

Gli effetti di un torneo di questo tipo sarebbero nell’immediato l’uscita di alcuni club dai rispettivi campionati per creare un campionato dotato di un bacino d’utenza maggiore e quindi di un mercato potenziale maggiore che servirebbe anche sul piano sportivo per realtà come il Celtic a confrontarsi ad un livello superiore e far crescere il proprio appeal commerciale.

Nel frattempo la Scozia potrebbe ritrovare un campionato più equilibrato e interessante, in grado anche qui di riaccendere l’interesse di sponsor e tifosi grazie alla ritrovata competitività interna.

La scelta naturalmente non è dietro l’angolo, ma il declino pare inesorabile e la necessità di correre ai ripari in Scozia è da tutti percepita come un’emergenza. Le novità potrebbero non essere così lontane.