quale è il piano marketing dietro al nuovo logo juve

Cosa succede ora? Il cambio del Logo della Juventus ha aperto a molte domande tra i tifosi: come tutti hanno capito non si tratta solo di uno scudetto che cambia forma e l’attenzione è già proiettata sui prossimi passi.

Lo si vedrà un poco alla volta, ma qualche rivelazione è già trapelata a partire da una intervista rilasciata alla rivista specializzata Wired da Manfredi Ricca, Chief Strategy Officer EMEA & LatAm di Interbrand, azienda leader nella brand consultancy che si è aggiudicata il bando per la realizzazione della nuova immagine della Juventus, e con Silvio Vigato, Head of Brand, Licensing and Retail e Co-Chief Revenue Officer della Juventus.

Il piano, in base a quanto dichiarato dai due, prevede l’apertura di un nuovo megastore a Torino, con raddoppiamento di metratura per poter accogliere più prodotti: come lo stadio è fatto di tifoserie diverse, così anche il merchandising deve potersi adattare ai gusti e alle disponibilità di tutti, spaziando da sciarpa e cappellino agli sci in carbonio.

quale è il piano marketing dietro al nuovo logo juve
Foto: LaPresse fornita da ufficio stampa Juventus

Non solo: il megastore, collegato al museo, includerà una libreria, dove sarà possibile avvicinarsi alla storia del calcio da un’angolatura più ampia, a portata anche dei meno esperti.

A spiegare bene cosa hanno in mente Juventus e Interbrand è più di tutte una frase di Manfredi Ricca: “Juventus è calcio ma non è solo calcio, per questo credo che non si debba tifare Juventus quanto piuttosto vivere Juventus”. E l’impressione è che nei prossimi mesi ci si debbano attendere davvero tante novità, spesso extracalcistiche, orientate all’abbigliamento e al lifestyle.

 

Nello specifico invece Silvio Vigato ha aggiunto che il cambio del logo presuppone: «la necessità di evolversi, di ampliare il brand in diversi mercati e in diversi Paesi. Tutti elementi che derivano dal piano strategico elaborato da Juventus per i prossimi cinque anni, e dalla volontà di renderlo sostenibile».

La vecchia signora era quindi in cerca di uno storytelling diverso, di un nuovo modo di raccontarsi, intellegibile in ogni parte del mondo, che potesse arrivare quanto più trasversalmente ad accaldati tifosi, tiepidi appassionati e freddi estimatori. Per queste ragioni ha indetto una gara tra diverse agenzie, sia italiane che estere, al fine di raccogliere quante più risposte possibili alla domanda:“Stiamo andando lì, come ci vestiamo?”.

Perchè Interbrand? «Loro hanno compreso – ha detto Vigato – la globalità del progetto, correndo insieme a noi il rischio di un cambiamento che deriva non dal fatto che le cose vadano male ma finalizzato al farle andare sempre meglio».