L'Inter, il Suning e i prestiti dal Jiangsu: ecco cosa può succedere per il FPF

Inter-Suning, le triangolazioni potrebbero essere un problema. Mercato e non solo, il Fair Play Finanziario incide su molte operazioni per la società nerazzurra.

Vi avevamo già parlato di cosa…

Suning Inter

Inter-Suning, le triangolazioni potrebbero essere un problema. Mercato e non solo, il Fair Play Finanziario incide su molte operazioni per la società nerazzurra.

Vi avevamo già parlato di cosa può cambiare, nei confronti dell’Uefa, dopo l’acquisto da parte del Suning della maggioranza del club. Questa volta ci concentriamo su quanto potrebbe succedere per quanto riguarda eventuali affari diretti con il gruppo cinese sul mercato.

[cf-perform-video]3u496yl25j9r1nijuf86i0xve[/cf-perform-video]

Negli ultimi giorni infatti si è parlato spesso della possibilità che il Suning acquisti giocatori tramite il proprio club cinese (il Suning Jiangsu), girandoli poi in prestito all’Inter. Si tratterebbe di una prima volta per l’Uefa di un’eventualità tale (il passaggio di Lampard dal New York City al Manchester City non sarebbe stato un trasferimento, poiché l’inglese aveva firmato con gli statunitensi “un impegno non vincolante”), motivo per cui dalle parti di Nyon la situazione sarebbe una novità non da poco. Tanto che nel regolamento Uefa (“Uefa Club Licensing and Financial Fair Play Regulations”, edizione 2015) non si fa riferimento a trasferimenti di giocatori, ma solo a “operazioni tra parti correlate”.

In tal senso, per quanto riguarda gli affari tra parti correlate (che possono essere di vario tipo, anche legati a familiari) il concetto chiave è quello del fair value: qualsiasi affare che prenda in considerazione una società e qualcuno legata ad essa deve essere valutata e riportata in base ad un “giusto valore”. Parliamo ad esempio di sponsor, ma, come CF – Calcioefinanza.it ha appreso, anche di operazioni di mercato.

Acquisti e cessioni quindi tra società che, ad esempio, condividono la stessa proprietà non sono vietate, devono però avvenire in base al fair value. Un valore che non è stabilito a priori, ma che viene analizzato da una società “terza” rispetto a Uefa e club (l’importante è che, ovviamente, non esista alcun conflitto di interessi).

[cf-perform-video]1jn5uprul8wz511ipvrrbezq49[/cf-perform-video]

Per quanto riguarda gli sponsor, oltre al fair value della stessa (uno sponsor sui pantaloncini, per fare un esempio qualsiasi portato all’eccesso, non può valere 100 milioni), fondamentale è una percentuale, il 30%: una sponsorizzazione da parte di una parte correlata non può superare tale percentuale rispetto al totale dei ricavi (come già vi abbiamo spiegato qui per il Sassuolo).

Anche sul mercato nulla viene proibito aprioristicamente dall’Uefa: il costo di un calciatore, infatti, che arriva da una squadra correlata è uguale a qualsiasi altra operazione, con l’impatto dello stipendio e dell’ammortamento che finirebbero sempre a bilancio. E lo stesso vale nel caso di un prestito, per cui le società tendenzialmente si trovano a pagare sia l’ingaggio che un costo alla società cedente per il prestito stesso (il cosiddetto “prestito oneroso”).

Nessun divieto, a patto che siano operazioni logiche e per le quali i conti tornino. In tal senso, la Uefa potrebbe ritenere non “legale” un affare in cui un club acquista un calciatore per poi cederlo immediatamente ad una squadra collegata senza averne alcun vantaggio economico. Diverso il caso in cui una società acquistasse un giocatore cedendolo poi in prestito oneroso: bisognerebbe ricondurre sempre il costo al fair value (magari avvicinandolo all’ammortamento annuale del giocatore per l’eventuale acquisto), ma se questo fosse ritenuto coerente non ci sarebbero problemi, perché la società in questione pagherebbe il giocatore come nel caso di una trattativa “normale”.

Come detto sopra, quindi, nessun “no” a priori per qualsiasi acquisto: l’importante è che tutto avvenga a prezzi di mercato.