Vedere una partita Nba dal vivo, specie se da un osservatorio privilegiato come quello di un giornalista accreditato, non è cosa di tutti i giorni. Giusto un anno fa, Daniele Cuzzolin, videoreporter di Calcio e Finanza e SportNEXT, è stato al Barclays Center di New York per assistere alla partita di Nba tra i padroni di casa dei Brooklyn Nets e i Golden State Warriors di Steph Curry.

Ecco il suo video-reportage e alcune sue considerazioni su quanto è diverso vedere una partita Nba dal vivo rispetto ad andare allo stadio in Italia per assistere ad un match di Serie A.

L’esperienza di vedere una partita Nba dal vivo

Perché un business sportivo come quello dell’Nba funziona e fa soldi a palate mentre in Italia il calcio della Serie A arranca sia sul piano finanziario sia su quello sportivo? In questo video non ci sono risposte definitive, ma ho provato comunque a raccontare la mia esperienza: perché il successo di un brand passa anche dal rapporto che il marchio stringe con i giornalisti ovvero quelli che poi lo devono raccontare.

Esattamente un anno fa sono stato a New York e ho vissuto l’esperienza di vedere una partita Nba dal vivo, non come semplice spettatore ma come giornalista freelance accreditato.

Quando si entra in un palazzo americano non si è solo degli spettatori. E io, semplice freelance straniero, ho camminato sul parquet dei campioni, ho battuto il 5 al giocatore, al momento, più forte del pianeta, sono entrato negli spogliatoi con gli atleti più pagati del globo e ho potuto filmare il tutto per poi raccontare la mia “branded experience” a chi, magari, una partita Nba non la potrà vivere mai.

Con la Champions League avrei potuto fare lo stesso? Figuriamoci. Una esperienza impensabile anche solo in Serie A dove, di grandi campioni, in realtà ora ne vedo proprio pochini.

E allora senza scomodare i miei colleghi esperti di finanza e business dello sport vi posso dare la mia risposta. La serie A non decolla perché il tifoso oggi preferisce guardare la partita dal divano di casa: andare allo stadio è scomodo, a volte pericoloso spesso freddo (sono stato al Santiago Bernabeu, ero in alto,in piccionaia, ma sono salito con la scala mobile e i posti erano comodi e riscaldati da enormi lampade).

Gli stadi italiani oggi difficilmente regalano un benefit emozionale. Nel calcio nostrano, inoltre, i giornalisti possono raccontare solo quello che non interessa a nessuno sapere: la solita dichiarazione trita e ritrita del tal giocatore scelto con accuratezza dalla società o la sfuriata del tal dirigente contro l’arbitro di turno. Il calcio italiano pensa di poter vivere di rendita sugli allori del passato e non ha ancora capito che chi non evolve resta inesorabilmente indietro.

1 COMMENTO

  1. Abbiamo lo spettacolo che ci meritiamo, purtroppo è una differenza di cultura. In Italia tutti pensano solo al fuorigioco, alla moviola, all’espulsione, alle polemiche, all’arbitro, a denigrare gli avversari. Non ho mai visto in una trasmissione di calcio fare la top ten delle migliori azioni della giornata. Solo moviole e polemiche. I giornalisti dovrebbero avere il dovere di educare dal punto di vista sportivo la massa di somari che siamo. Invece sono i primi a cercare la polemica. Quello degli stadi è l’ultimo dei problemi.
    Complimenti per l’articolo comunque.

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