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Gabriel Barbosa all'esordio con la maglia dell'Inter (Insidefoto.com)

Nel calcio moderno la rosa lunga è una necessità, ma in termini economici ciò che conta è riuscire ad ottimizzare il dispendio di risorse in base a valore e minutaggio dei singoli giocatori.

In termini puramente teorici ed estendendo il ragionamento agli estremi, la soluzione ottimale per qualsiasi società sarebbe avere a disposizione solamente 11 elementi, verosimilmente cresciuti nello stesso settore giovanile (quindi con quota ammortamento zero), che non subiscano né infortuni né squalifiche e che giochino tutti 38 partite a testa.

In realtà, come detto, la condizione per vincere è quella di allestire una rosa il più lunga ed equilibrata possibile per far fronte a tutti gli imprevisti stagionali.

Consapevoli dunque che una sacca d’inefficienza in questo senso è fisiologica e fa parte del sia gioco sia del bilancio di ciascuna squadra, proviamo a valutare quando il minutaggio riservato ai giocatori diventa non sostenibile dal punto di vista dei numeri: in sostanza cioè quando le società appesantiscono i propri conti, ma non sfruttano a pieno la risorsa sulla quale hanno investito.

Abbiamo considerato come orizzonte temporale le prime 13 partite della stagione (solo Serie A) per un totale di 1.170 minuti complessivi: se un giocatore è stato impiegato meno di 1/3 del totale (385 minuti) è stato considerato sotto-impiegato o “non saturato”.

Sull’analisi impattano sicuramente anche gli infortuni, ma estendendo il ragionamento ad una stagione completa è verosimile pensare che se un giocatore ha disputato meno di 1/3 dei minuti totali (anche se infortunato) sia stato non impiegato al massimo e quindi in un certo senso si sia generato un valore non sfruttato a pieno.

La tabella sottostante (tabella 1) fa riferimento ai giocatori più costosi che hanno cambiato casacca durante la sessione di trasferimenti estivi: l’idea, infatti, è che se una squadra decide di investire forte su un calciatore è perché lo ritiene con ragionevole certezza un titolare, altrimenti avrebbe contenuto l’ammontare della spesa per virare su un ottimo gregario.

Quali sono dunque gli investimenti più cari effettuati dai club della Serie A che, ad oggi, hanno giocato per meno di 1/3 del tempo totale?

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Tabella 1: top 15 input di Conto Economico serie A – (Dati aggiornati al 26 novembre 2016)

Al primo posto, e non è una sorpresa, c’è Gabriel Barbosa. Colpo di mercato last minute della nuova dirigenza cinese, Gabigol al momento non sembra né essersi ambientato né aver trovato la fiducia di De Boer prima e Pioli ora: oltre 11 milioni di Euro di input di conto economico per un società come l’Inter sono un lusso che i nerazzurri non possono permettersi.

Il brasiliano, per intenderci, pesa da solo per quasi il 5% sul fatturato dell’Inter (se saranno confermati i 240 milioni del 2015/2016) e in rapporto ai 16 minuti giocati finora, è chiaro che l’investimento non sia stato sfruttato a pieno. Anche Maksimovic ha trovato finora poco spazio nel Napoli (270 minuti) ma, complice l’arrivo in ritardo e la preparazione estiva non effettuata con i partenopei, mister Sarri lo giudica per ora solamente un’ottima alternativa ai centrali titolari Albiol e Koulibaly che, se stanno bene, scendono sempre in campo. Alternativa costosa però perché il serbo porta con sé 8,6 milioni di Euro di costi a bilancio. Podio anche per lo juventino Marko Pjaca: rivelazione dell’Europeo e grande colpo di mercato della dirigenza bianconera, il talento classe 1995 al momento ha disputato tre spezzoni di partita per un totale di 50 minuti con un peso a bilancio però di 8.3 milioni di Euro. La speranza è che il croato risolva presto i suoi problemi e torni ad essere un’alternativa in più per mister Allegri e non solamente un input non sfruttato a bilancio.

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Tabella 2: top input di Conto Economico in Europa – (Dati aggiornati al 26 novembre 2016)

In Europa invece letteralmente inarrivabile Mkhitaryan con quasi 28 milioni di Euro di costi generati sul bilancio del Manchester United. Cifra folle se paragonata al bilancio medio di una società di Serie A, ma che per i red devils vale “solo” il 5% del fatturato. Sul podio anche Leroy Sanè: il giovane tedesco ha avuto finora poco spazio (213 minuti) nello scacchiere di Guardiola e con gli oltre 19 milioni “di costo” è il secondo acquisto più caro in Europa al momento sotto-occupato. Medaglia di bronzo per il centravanti belga Batshuayi (18.8 milioni), in passato nei radar di molte squadre italiane, che nella parte iniziale della stagione ha dovuto accontentarsi di 76 minuti in campo (anche in virtù della straordinaria forma di Diego Costa). Il Barcelona invece contabilizza più di 30 milioni di euro di input nel conto economico per Andre Gomes e Paco Alcacer che, ai tifosi del Camp Nou e, sempre per il momento, hanno regalato ben poche gioie.