Argentina e Uruguay hanno ribadito il loro interesse ad organizzare congiuntamente la Coppa del Mondo del 2030 della FIFA.

Il presidente argentino Mauricio Macri e il suo omologo uruguayano Tabare Vazquez hanno dato l’annuncio ieri dopo i colloqui bilaterali che hanno coperto una vasta gamma di argomenti.

“Ribadiamo che lavoreremo insieme per puntare ad organizzare la Coppa del Mondo 2030,”, ha detto Macri.

Fu proprio l’Uruguay nel 1930 ad ospitare e vincere la prima Coppa del Mondo in casa, anche per questo il paese sudamericano è visto come una scelta naturale per l’evento del centenario. L’Argentina invece organizzò e vinse l’edizione del 1978.

Il Nord America dovrebbe invece ospitare il torneo nel 2026. L’ipotesi più probabile in questo senso porta agli USA, possibile la partecipazione del Canada, più difficile la cooperazione con il Messico.

Nei giorni scorsi la FIFA aveva fatto sapere che Europa e Asia (che ospiteranno Russia 2018 e Qatar 2022) sono escluse dalla possibilità di organizzare un mondiale nel 2026.

Strade aperte quindi a Concacaf e Conmebol, con l’Oceania (l’unico paese potrebbe essere l’Australia) a fare da outsider.

In discussione al momento è soprattutto la formula dei tornei. Certo che fino al 2022 si giocherà con 32 squadre, Gianni Infantino vuole allargare a 40 o 48 squadre.

Il problema è il format. Con 40 sarebbe relativamente facile: 10 gironi da 4 che qualificano le prime 10 e le 2 migliori seconde e turno eliminatorio fra le altre seconde per i residui posti tra le 16 degli ottavi di finale.

Con 48 squadre invece si rischia di avere un calendario eccessivamente laborioso con una esponenziale moltiplicazione degli incontri. La soluzione proposta (un turno preliminare per 32 squadre che raggiungerebbero le 16 migliori) non convince: significherebbe far spostare una gran mole di team per un solo match.