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Tre anni di partnership per evitare di continuare con le carte in tribunale. Sarebbe questa la soluzione individuata da Vivendi per risolvere l’affaire Mediaset Premium. Lo suggerisce il Sole 24 Ore oggi in edicola. Secondo il quotidiano di Confindustria, la media company francese punterebbe a rilevare il 40% di Premium affiancata da Mediaset che manterrebbe un altro 40% dello share e da un terzo socio con il restante 20%, probabilmente un fondo di private equity. In tre anni Premium dovrebbe raggiungere il break even e, allora, dovrebbe essere rilevata da Vivendi.

Il periodo di “compartecipazione”, come lo chiama il Sole, servirebbe a mettere in ordine i conti e eviterebbe ai tre soggetti in campo di dover consolidare le perdite della pay-tv italiana nei propri conti. Al termine del triennio, scrive il Sole, “realizzato il pareggio il gruppo presieduto da Bolloré rileverebbe il controllo di Premium”.

Una soluzione del genere metterebbe fine alla saga estiva sul futuro di Mediaset Premium che ad aprile era stata ceduta ai francesi che poi a luglio hanno fatto dietrofront in fase di due diligence.

Tarak Ben Ammar, amico di tutti i protagonisti della vicenda, è convinto che si possa presto arrivare a una soluzione “pacifica” e del resto sembra essere anche la volontà di Vivendi e Mediaset: se è vero che il Biscione ha dato il via all’azione legale (prima udienza il 21 marzo) è altrettanto vero che il gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi non ha voluto accelerare in tribunale e ha evitato di chiedere la procedura d’urgenza.

Un’altra opzione sul tavolo prevede che Vivendi proceda su Premium affiancata da due soci, ma che Mediaset ottenga in cambio solo contanti e non più il 3,5% della media company francese. Sarebbe una novità rilevante rispetto all’accordo raggiunto ad aprile che si fondava proprio sullo scambio azionario del 3,5%: la possibilità è concreta perché ieri Bolloré ha annunciato di aver incrementato la propria quota in Vivendi al 20,4% dal 15%. La sua posizione alla guida della società francese si fa sempre più salda e al finanziere bretone potrebbe non servire più un alleato come Mediaset in assemblea.