problemi federazione italiana rugby caso gavazzi
Sergio Parisse Italia, Greig Laidlaw Scozia. Rugby 6 Nations - 6 Nazioni Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto
Qualche giorno fa Alfredo Gavazzi è stato rieletto presidente della Fir, ha preso il 54% delle preferenze perché il movimento è spaccato in (almeno) due parti.
Dopo lo spoglio, nessun appello alla coesione. Anzi. «Quella gente fa male al nostro sport», ha detto degli altri. Mauro Innocenti, lo sconfitto, ha risposto che quello «non conosce i limiti della decenza». Ne ha denunciato «metodologie vessatorie, ricattatorie», come riporta oggi il quotidiano La Repubblica.
C’era anche un terzo candidato, si è ritirato il giorno prima di andare alle urne. Suggerendo di non votare.
Gavazzi chiede tempo: «Il mio è un progetto a medio-lungo termine: riparliamone in primavera. Non ho mai detto che avrei fatto miracoli».
Sul campo le cose vanno male: le franchigie (Treviso, Zebre) straperdono, le Nazionali dei paesi “dilettanti” incalzano o superano gli azzurri nel ranking, i giovani di talento latitano, il campionato italiano non se lo fila nessuno, la Federazione ha appena ritirato la candidatura ad ospitare i Mondiali del 2023, Gavazzi e i membri del vecchio consiglio sono stati raggiunti da un avviso di fine indagini della Procura del Coni per abuso d’ufficio, falso, danno patrimoniale.
Negli ultimi 16 anni sono arrivati oltre 500 milioni tra sponsor, contributi internazionali e diritti televisivi.
L’ultimo bilancio, che con 47 milioni e passa è secondo solo al calcio, ha chiuso in passivo per 2 milioni e 151.867,78 euro.
Quattro milioni a stagione se ne vanno con le Accademie, la scommessa di Gavazzi che per ora non ha prodotto risultati. A parte il debito nei confronti degli allenatori, salito a più di un milione (gli arbitri vantano crediti per 207.000 euro).
I debiti con le banche ammontano a 1.604.242,31, la liquidità in cassa è dimezzata negli ultimi 3 anni, scendendo a poco più di 3 milioni. La Nazionale costa 18 milioni, quest’estate per fortuna è riuscita a superare – ma che fatica! – Usa e Canada, altrimenti scivolava ancora più in basso nella classifica mondiale.
La Fir, poi, ogni anno versa una dozzina di milioni tra i vari contributi alle squadre e agli organizzatori della Lega Celtica. Ma nessuno la conosce.
Alfredo Gavazzi si è difeso spiegando che i due milioni in meno non devono preoccupare: “una metà sono soldi che all’ultimo momento abbiamo messo sul bilancio delle Zebre (e non gli verseremo più quest’anno); l’altra è il denaro accantonato negli anni per gli atleti vittime di gravi infortuni”.