30 giocatori più pagati in Ligue 1
Marquinhos contro Giroud in Champions League (Insidefoto)

Nonostante lo stallo della trattativa tra Mediaset e Vivendi, dopo il rifiuto dei francesi di onorare il contratto già firmato per l’acquisto della tv a pagamento Premium, non ci dovrebbero essere problemi per il biscione a partecipare all’asta per la Champions League del prossimo febbraio. Ne scrive oggi Il Giornale.

In palio ci sono i diritti (2018-20121) che rappresentano, insieme a quelli per il campionato di serie A, il punto forte del bouquet di canali offerto da Premium in abbonamento. Purtroppo il contenzioso che vede opposta Mediaset a Vivendi è fermo, e con esso tutte le decisioni legate allo sviluppo strategico della pay tv.

Mediaset infatti, chiamata ad amministrare ad Interim Premium in attesa del closing dell’accordo, ogni volta che deve prendere una decisione è obbligata a mandare una richiesta di autorizzazione a Vivendi.

La società francese però dallo scorso luglio, ossia da quando ha deciso di non onorare il contratto, non risponde più alle richieste degli italiani. Una manovra che mira a raggiungere l’obiettivo che Vivendi si è prefissata: annullare il contratto per l’acquisto di Premium.

Mediaset lo sa bene e quindi, quando si è trattato di decidere su alcune mosse strategiche come il rinnovo del contratto con Disney, ha preferito «non» decidere.

Diversa però è la questione dei diritti sulla Champions in asta a febbraio. In questo caso infatti, dato che Premium punta sul calcio, il codice civile consentirebbe a Mediaset di agire in quanto la perdita della trasmissione delle partite si configurerebbe come una questione in grado di compromettere il futuro della società.

Certo anche le altre decisioni «non» prese influiranno sui prossimi bilanci specie per quello che riguarda le campagne pubblicitarie visto che anche quella natalizia, molto importante per le pay tv, non potrà essere fatta.

Ed è proprio per questo che Mediaset ha quantificato in 50 milioni euro al mese i danni subiti per il ritardo nel closing e in circa 2 miliardi l’eventuale rescissione dell’accordo firmato. Ora la parola spetta al tribunale, a meno che Vivendi decida di onorare il contratto firmato.