rai sport e la serie a 2016 2017
(Insidefoto)

Lontano dal grande palcoscenico delle cinque leghe più importanti d’Europa, gli altri campionati del Vecchio Continente lottano e provano a farsi largo per conquistare quote sempre maggiori di ricavi. Un’analisi di KPMG confronta le Big5 (Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1) con alcuni tra i campionati minori d’Europa, quelli che si giocano in Olanda, Turchia, Polonia e Portogallo. Il primo dato è emblematico: la Süper Lig turca riesce ad ottenere buoni incassi dalla distribuzione collettiva dei diritti televisivi, ma le sue revenue sono la metà della Ligue 1 che è stabile all’ultimo gradino tra i grandi d’Europa. Anche per quanto riguarda le presenze allo stadio le cinque leghe più seguite vincono: l’Olanda ha una media di appena 20mila presenze a match. A lungo andare il distacco tra i primi e tutti gli altri rischia di essere incolmabile.

Diritti televisivi nei campionati minori d’Europa

La grandezza del mercato televisivo interno gioca un ruolo fondamentale per stabilire il giusto prezzo di una competizione sportiva. E così la Turchia che può contare su una popolazione di 78 milioni di persone (l’Italia ne ha circa 60 milioni) si pone in testa tra i campionati fuori dal gruppo dei migliori cinque d’Europa. Incassa ogni anno 360 milioni di euro per i media rights, fino alla stagione 2016-2017. Dal prossimo anno potrà aspirare a guadagnare qualcosa in più perché, oltre all’alto numero di abitanti e potenziali clienti, le previsioni di crescita del Paese parlano di un +3,4% (dati OECD), nonostante le turbolenze politiche. Questo potrebbe invogliare a spendere di più per godersi il calcio dal divano, ma certo la strada sarà ancora lunga se l’obiettivo è avvicinare la Ligue 1: i club francesi incassano 727 milioni di euro all’anno.

Per numero di abitanti alle spalle della Turchia c’è la Polonia che distribuisce ai suoi club appena 34 milioni di euro all’anno, almeno fino alla stagione 2018-2019. La Ekstraklasa, il massimo campionato di casa, è molto distante dagli altri campionati più importanti di Europa; tuttavia “i match polacchi sono stati trasmessi in più di 40 paesi in tutto il mondo”, sottolinea KPMG. Questo vuol  dire che in Polonia ci sono ampi margini per il futuro, anche grazie alla crescita stimata per il 2017 al 3,55%.

La Eredivisie è, tra questi, il campionato con più blasone, grazie alle storiche scorribande europee dell’Ajax nei decenni scorsi. L’Olanda può contare su una popolazione di 16,8 milioni di persone e il mercato televisivo è molto piccolo rispetto al resto del continente. I club della massima lega nazionale per questo motivo si distribuiscono circa 80 milioni di euro a stagione, dopo aver siglato un accordo valevole per 12 anni da 960 milioni in totale. Alla luce di questi numeri si evince come sia difficile per i club olandesi competere alla pari con le società dei Big5.

Per quanto riguarda il Portogallo, invece, non si possono fare confronti: i diritti televisivi sono ceduti singolarmente da ciascun club. Benfica, Porto e Sporting, spiega KPMG, hanno raggiunto gli accordi migliori con i broadcaster, riuscendo a chiudere per oltre 40 milioni di euro a stagione, a testa. Questo metodo di cessione dei diritti televisivi, viene sottolineato dagli analisti, “diminuisce la competitività della lega e aumenta la distanza tra grandi e piccoli club” all’interno dello stesso paese.

Tifosi sugli spalti: meglio le Big5?

L’attrattività di una lega la si può misurare dalla capacità che ha di riempire i suoi stadi. Le Big5, in aggregato, riempiono gli stati per il 78% (anche se in Italia va diversamente) e c’è chi tra i campionati minori fa meglio: l’Olanda popola gli spalti per l’88% della loro capacità. Le altre tre leghe in esame non brillano: Portogallo si accontenta del 50%, in Polonia si scende al 44% e in Turchia si crolla al 31%.

Presenza negli stadi, confronto fra Big5 e quattro leghe europee minori - KPMG
Presenza negli stadi, confronto fra Big5 e quattro leghe europee minori – KPMG

Certo, proprio in Turchia i posti disponibili sono molti di più rispetto agli altri campionati, ma – come viene sottolineato – questi dati dimostrano come il basso numero della popolazione non incida negativamente sulla capacità di riempire gli stadi. Quello che la SuperLig guadagna dalle televisioni, insomma, lo perde per presenze soprattutto se si considerano i club di Istanbul che riescono ad attirare ancora parecchio pubblico alle loro partite.

Anche la Polonia non se la passa bene, nonostante abbia impianti nuovi di zecca creati a regola d’arte in occasione degli Europei del 2012. Nell’ultima stagione, tuttavia, c’è stata un’inversione di tendenza che lascia ben sperare: +9% di crescita annua. In Portogallo, dove gli abitanti sono un terzo di quelli polacchi, il numero di persone che seguono il calcio sugli spalti è simile e in Olanda, dove sono meno della metà della Polonia, è addirittura superiore: la Eredivise supera in percentuale l’aggregato delle Big5 e si attesta su una media di 20mila spettatori per match (88%).