Se c’è qualcosa che caratterizza in maniera unica e inequivocabile il calcio italiano questo è (è stato?) il calciomercato. Già nel febbraio scorso CF – calcioefinanza.it si dedicò all’analisi del declino del mercato calcistico come luogo fisico di trattative, un tema che ritorna in questi giorni anche grazie ad un articolo de Il Tirreno, che con tanta nostalgia ripercorre gli ultimi dieci anni di calciomercato in Versilia.

La leggenda narra che il calciomercato l’abbia inventato un nobile siciliano, Raimondo Lanza Principe di Trabia, già presidente del Palermo. Si tramanda che accogliesse i suoi interlocutori immerso in una vasca da bagno nella suite più lussuosa dell’Hotel Gallia, l’edificio liberty che troneggia accanto alla Stazione Centrale di Milano.

L’aneddoto non è solo una storia fine a se stessa: sintetizza bene quel che è stato il calcio per decenni in Italia. Un gioco dietro al quale giravano gli affari di presidenti e dirigenti. Un affare Business to Business (direbbero gli economisti) che infatti è andato in crisi quando per fare i grandi colpi non bastavano grandi mecenati ma servivano grandi aziende, grandi fatturati e grande organizzazione.

Questo è accaduto laddove per anni eravamo stati invidiati per la nostra capacità di attrarre grandi campioni: dalla Spagna all’Inghilterra. L’Italia invece arranca, legata ad un mondo che non c’è più e che ancora non è stato soppiantato da un nuovo modello.

Il 5 agosto del 2007 il Milan fresco campione d’Europa portò in Italia Pato, nuovo fenomeno poi non rivelatosi tale. Oggi, nove anni dopo, la Versilia e Forte dei Marmi, più che re sono tornati sudditi – come scrive oggi il Tirreno -: le spiagge sono più o meno affollate come da rituale per ferragosto e dintorni, i vacanzieri fanno tappe brevissime concentrando le ferie in pochi giorni e di sportivi a giro ce ne sono sempre meno.

Principale sponsor della Versilia fu Adriano Galliani: era stato lui, dopo una decade di vacanze in Sardegna, a tornare con la famiglia, affittando casa nel centro di Forte per poi trasformare come base delle sue trattative di mercato il Bagno Roma Levante di Gherardo Guidi, il proprietario della Capannina.

 

Niente più Sky con le sue dirette, niente più inviati dei grandi giornali. Anche se non più tardi di un anno fa, sempre nei giardini vista strada dell’Imperiale, Galliani e il direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, contrattarono la vendita di Alessio Romagnoli dai giallorossi ai milanisti: venticinque milioni di euro.

Rimane Massimo Moratti, che dell’Inter è stato anima e portafoglio di riferimento per anni, si crogiola all’ombra del Bagno Piero di Forte dei Marmi e di calcio e dei suoi nerazzurri parla, oramai, con il tono del saggio distaccato, perché “il danè”, oggi, lo mettono i cinesi.

Proprio lui aveva fatto firmare a Luis Figo il contratto che lo legò all’Inter, proprio nella sua villa immersa nel verde della Versilia. E al Bagno Piero aveva come vicino di ombrellone Andrea Pirlo, oggi chiamato a rincorrere gli spiccioli, si fa per dire, di una luminosissima carriera, in quel di New York.

 

C’è poi Enrico Preziosi – sempre al Roma Levante – che però senza il compagno di merende, calcistiche e culinarie, Galliani, sembra avere perso la sua proverbiale verve: il presidente del Genoa, come sempre, ha dato vita ad un vivacissimo calciomercato, ma in Versilia si limita a rilassarsi, a passeggiare in bicicletta e a giocare interminabili partite a carte.

Del resto uno dei suoi vicini su spiaggia è Edoardo Garrone, anche lui un ex, visto che fino a pochi anni fa deteneva le quote di maggioranza della Sampdoria e che a Forte dei Marmi, facendo trasalire la bile dei tifosi, alzava i calici al cielo e brindava all’estate con il “nemico” Preziosi.

 

Più defilato, come da sempre, Urbano Cairo, presidente del Torino, azionista di maggioranza del La7 e anche di Rcs: insomma, uno potente e neanche poco. Che però preferisce starsene rintanato in zona Vittoria Apuana, al Bagno Angelo Levante di Angelo Maccarone: più che di calcio, da queste parti, si occupa di tutto il resto anche se due anni fa, la sua colazione con Galliani, nel centro cittadino, finì sulle pagine della Gazzetta dello sport perché fu occasione per parlare della compra-vendita di Alessio Cerci.

Giià negli anni Settanta, il presidente dell’Inter Ivanoe Fraizzoli, con Lady Renata, soggiornava all’Hotel Augustus, mentre Gianpiero Boniperti faceva fugace presenza al Franceschi. Anche Andrea Agnelli, oggi numero uno della Juventus, come da tradizione degli Agnelli, trascorreva le sue vacanze al Forte, ovviamente al Bagno Piero di Roberto Santini che, da cuore nerazzurro, accoglieva con un pizzico di emozione in più anche e soprattutto la banda degli argentini, capitanati da Diego Milito.

 

Poi vennero gli anni di Balotelli e El Shaarawy al Beach Club Versilia, ma insomma non era più la stessa cosa. Più glamour, meno fascino, più caos spontaneo e meno elegante furberia mediatica.

Quando Galliani, alla fine si torna sempre a lui ci confessò – e Il Tirreno, vana gloria, lo scrisse per primo – che il giorno dopo sarebbe volato in Spagna per andare a “prendersi” Ronaldinho, ai quei tempi tesserato con il Barcellona, eravamo in zona Twiga, fra Bobone Vieri che con uno specchio in mano stava in piedi a prendersi tutto il sole possibile, Marcello Lippi che si godeva, ancora, i fasti del post-Mondiale e Alessandro Matri paparazzato con la sua “velina” Federica accanto, mentre a poche decine di metri si rilassava Clarence Seedorf con tutta la famiglia al gran completo.

Tommaso Giulini, presidente del Cagliari e Fabrizio Corsi, cuore e anima dell’Empoli , sul litorale si fanno vedere, ma è tutto più sfumato, sobrio, meno eclatante. Che non significa peggio, ma semplicemente diverso.

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