Nessuna paura particolare alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi di Rio de Janeiro: secondo Giovanni Malagò, presidente del Comitato olimpico italiano, “il Coni non va giudicato dalle medaglie. E poi a Rio ci sono troppe variabili, prima tra tutte il doping”, dice in un’intervista a Repubblica oggi in edicola. Malagò non fissa un obiettivo di medaglie da conquistare, ma ne vuole “tante d’oro e tante negli sport di squadra“. E se dovesse scommettere punterebbe su “Paltrinieri, Chamizo, le squadre di pallavolo e quelle di pallanuoto. E in cima alla lista avrei messo Tamberi” che purtroppo sarà assente per infortunio.

Rio 2016 precede Tokyo 2020; quelle dopo ancora potrebbero essere le Olimpiadi italiane di Roma 2024. Puntare ai Giochi del ’24 è uno degli obiettivi di tutto il suo mandato presidenziale e il numero uno dello sport italiano, senza esitazione, lo definisce “l’ultimo treno” disponibile. “Un secondo no, politico, dopo quello finanziario e tecnico di Monti, seppellirebbe l’ipotesi di riprovarci per almeno mezzo secolo”, sostiene Malagò.

“Credo che il fascino delle Olimpiadi sia intatto – dice a Rep – se non addirittura aumentato grazie alla visibilità moltiplicata dai social. Però è vero che la virata a U del Cio sui criteri organizzativi è stata indispensabile. Una virata soprattutto culturale, proprio per riportare i Giochi dove lo spirito olimpico possa vivere davvero. Roma in questo non ha eguali”, sostiene. Lui, “da malato di sport”, si ricandiderà alla guida del Coni e vorrà conquistare quei Giochi: “Sarebbe un bel giorno, indipendentemente da chi li guiderebbe”.

Di questo primo mandato al vertice, del resto, Malagò sostiene di aver realizzato il 90% del suo programma e quindi si sente legittimato a continuare il suo percorso. “Riforme, giustizia sportiva, sponsor, pratica sportiva”, anche antidoping: “Ci rinfacciano i casi positivi – spiega – sono la dimostrazione lampante di come e quanto affrontiamo il problema”. Il suo futuro è molto legato proprio alla candidatura olimpica di Roma, se dovesse fallire? “Nella vita si vince e si perde. Ricordatevelo, ora che c’è da fare il tifo per i nostri ragazzi”, conclude.

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