Giampaolo Pozzo festeggia oggi i 30 anni di presidenza dell’Udinese. Il 29 luglio 1986, infatti, l’imprenditore friulano acquistava il club bianconero, in un momento complicato della squadra, che solo il giorno prima era stata retrocessa d’ufficio in Serie B (sanzione poi parzialmente rivista).

Da quel giorno, passando per periodi difficili, l’Udinese si è trasformata in un modello, raggiungendo anche la Champions League in tre occasioni (due volte si è fermata ai preliminari, mentre nel 2005/06 uscì ai gironi). «Son 30 anni che sono tanti – le parole di Pozzo in un’intervista a Telefriuli -, ma sono passati velocemente perchè il calcio ha delle virtù e dei difetti: quando vinci sei felice per 24 ore poi devi pensare già alla prossima partita. Forse senti nostalgia alcuni anni dopo di quegli avvenimenti che ricordi con piacere e li godi di più in quella circostanza che nel momento che li hai vissuti. L’Udinese ha fatto bene perché ha seguito una strada che è quella che adesso abbiamo ripreso».

Una strada semplice e chiara, passata spesso dallo scouting e dalle famose plusvalenze. Basta infatti dare un’occhiata ai dati di bilancio per capire il peso del player trading sui conti dell’Udinese.

udinese pozzo 30 anni plusvalenze

 

Dal 1992/93 (ultimi dati a noi disponibili), infatti, il club bianconero ha avuto un impatto a bilancio positivo dalle cessioni per 647,8 milioni di euro, a fronte di un fatturato netto di 820,3 milioni. Le plusvalenze hanno quasi pareggiato i ricavi, con il record assoluto raggiunto nel 2012/13, quando l’Udinese dal mercato è riuscita ad incassare ben 87 milioni di plusvalenze.

Ma quali sono i giocatori le cui cessioni hanno fruttato le maggiori plusvalenze? Il record resta di Marcio Amoroso, passato al Parma nell’estate del 1999.

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La cessione dell’attaccante brasiliano generò infatti la bellezza di 71 miliardi di plusvalenza, al cambio poco più di 37 milioni di euro. A seguire, l’affare che portò Alexis Sanchez al Barcellona (26 milioni) e, a sorpresa, la vendita del centrocampista Giuliano Giannichedda alla Lazio nel 2001, in un’operazione che vide anche il passaggio in biancoceleste di Stefano Fiore, con un’ulteriore plusvalenza di 16,8 milioni di euro.

Appena giù dal podio Juan Cuadrado (20 milioni), seguito da Handanovic (19,4), Inler (18), Asamoah (17), appunto Fiore, Quagliarella (14,3) e Pereyra (13,7). Fuori dalla top10 altre operazioni storiche dei friulani, come quelle relative alla cessione di Benatia alla Roma (13,5 milioni) e Olivier Bierhoff al Milan (12,5) tra le maggiori. Un vero e proprio modello, basato soprattutto sulla capacità di scouting, in modo da scoprire talenti che poi potranno essere rivenduti a cifre che permettano di sistemare il bilancio e dare continuità alla società.

Udinese, le parole di Pozzo sul futuro

Nelle ultime settimane, però, non sono mancate le voci su una possibile cessione della società, con il chiacchierato interesse della Red Bull. E sulla questione è intervenuto proprio Pozzo: “L’Udinese è un bene morale della famiglia – ha proseguito nell’intervista a Telefriuli – . Noi siamo nati e cresciuti a Udine, quindi è un bene morale della famiglia. Poi è anche un bene dei tifosi: è come una chiesa che si apre se ci sono i fedeli. Finchè ha fedeli questa società, e speriamo ne abbia sempre di più, nelle nuove generazioni etc, non esiste questo pericolo. Ma metti il caso che venga vicino qualcuno che dice “vogliamo fare un’Udinese da scudetto e metto mezzo miliardo e mi metto in minoranza ecc.”, io sono disposto non ad andare via ma ad accettare un magnate che metta i soldi per fare una megasquadra. Non la cederei per qualcosa che sarà fatto uguale o peggio di quello che facciamo noi», ha concluso il patron dei bianconeri.

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