Una penale di 100 milioni di euro. E’ quella che potrebbero essere chiamati a pagare Fininvest o il consorzio di investitori cinesi interessati al Milan nel caso in cui, dopo la firma del preliminare di vendita, una delle due parti decidesse di non procedere alla finalizzazione dell’operazione. Tuttavia, come sottolinea il Corriere della Sera, il fatto che il preliminare di vendita non sia ancora stato firmato non garantisce nessuna delle due parti sul buon esito della trattativa.

Lo slittamento dei tempi rispetto alla tabella di marcia iniziale, che prevedeva la firma già nel corso di questa settimana, sarebbe stato legato alla definizione del prezzo del 20% del Milan che rimarrà a Fininvest e che dovrebbe passare di mano entro due anni dal closing (pare che questo tema sia stato infine risolto).

L’allungamento dei tempi non significa che il risultato finale, ovvero il cambio di proprietà del Milan, sia in discussione. Il finale, fa notare il Corriere della Sera, sarà, con ogni probabilità, quello e vedrà la fine dell’era Silvio Berlusconi.

Tuttavia il protrarsi della fase negoziale rende la gestione congiunta di questa fase di passaggio complicatissima. L’ennesimo slittamento della firma del preliminare (tra accelerazioni e frenate è ormai difficile fare previsioni) complica la vita a tutti.

Se per la parte commerciale costituisce un problema perché durante lo stallo saltano contratti di sponsorizzazione, per la parte sportiva significa rallentare, se non fermare, le trattative di mercato. A proposito di mercato: nelle scorse settimane si era diffusa un’euforia ingiustificata; è ormai chiaro infatti che sarà un’estate non di botti ma di transizione. Le risorse che i cinesi si sono impegnati a mettere nella società, su richiesta diretta di Silvio Berlusconi, arriveranno in cassa solo dopo il closing, in autunno, quindi a mercato terminato.

Il problema infatti rimane questo: spendere sul mercato quando c’è ancora una possibilità che l’affare salti significherebbe rischiare di trovarsi — se qualcosa dovesse andare storto — con una società caricata di maggiori debiti a settembre.

Ma anche la gestione del mercato in coabitazione non si sta rivelando un’impresa così facile. Adriano Galliani e l’advisor Nicholas Gancikoff (che poi semplice advisor non è, bensì futuro amministratore delegato del Milan «cinese») in questa fase devono, come si sa, concordare tutte le scelte. E sembra proprio che non sempre si riesca a procedere in perfetta armonia: pare che i due, com’è probabilmente comprensibile, siano portatori di visioni diverse e sia già successo che non si siano trovati d’accordo su più di un obiettivo di mercato, che quindi è stato scartato.

Dopo la firma del preliminare naturalmente molte cose miglioreranno, ma non tutte. Perché la fase di transizione fino al closing è comunque regolata da una serie di limitazioni che non aiutano la gestione societaria. Resta poi sempre la madre di tutte le domande: chi sono i cinesi? Sembra che alla stessa Fininvest siano note solo le tre-quattro società «capofila» che controlleranno più del 50% del Milan.