Campagna elettorale FIGC Carlo Tavecchio. Il presidente Carlo Tavecchio, il cui mandato scade a inizio 2017, rivendica la rinascita del calcio italiano nel suo biennio dopo «il disastro del Mondiale».

Il presidente lo fa un minuto dopo l’uscita di scena dell’ex CT, rispondendogli: «A Conte non è stato impedito nulla — dice Tavecchio in riferimento alla solitudine lamentata dal c.t. nel rapporto con i club —. Ha fatto un suo preciso disegno e del resto sapevamo che sarebbe stata dura tenerlo. Lui è una star e, parliamoci chiaro, contano anche i compensi. Noi abbiamo fatto uno sforzo immane per stare al passo con la concorrenza e in questo ci ha aiutato lo sponsor. Le forze a cui fa riferimento Conte rispettano le norme europee (sui giocatori concessi o meno per gli stage ndr ): i piaceri si fanno se si ha voglia e li avremmo graditi. Se non si fanno, ne terremo conto per il futuro».

Il primo problema sara’ la collaborazione dei club. “Se la Lega di Serie A vuole collaborare, bene. Altrimenti si scioglierà il grande Moloch. Ma ricordino – sottolinea – che, senza la tessera della Figc, nel nostro Paese non si gioca a calcio. Noi stiamo costruendo un sistema in cui l’Italia avra’ più spazio in sede Fifa e Uefa”.

Anche il passato ha una sua importanza per Tavecchio, che attacca senza giri di parole la gestione del suo predecessore Abete e non solo: «A Mangaratiba (sede del ritiro brasiliano ndr ) c’è stato un disastro totale, addirittura l’assenza della Federazione. La mia è un’analisi politica: la Nazionale in quel contesto era completamente smarrita, senza un centro di comando necessario per recuperare il rango che compete all’Italia. Oggi lo abbiamo ritrovato: abbiamo avuto la fortuna di trovare una persona splendida come Conte, un condottiero che ha costruito con razionalità scientifica quello che doveva costruire. Adesso l’autostrada è tracciata e dobbiamo proseguire il cammino col nuovo c.t.: noi non siamo qui per salutare, la professionalità di questa organizzazione non si ferma. Siamo un po’ tristi ma non dobbiamo piangere. Da qui si riparte: siamo diventati anche un prodotto che costa e si vende bene».

Nella cerimonia degli addii, il pragmatismo di Tavecchio è comprensibile, perché se c’è un momento per legittimare il lavoro fatto è proprio questo: «Diranno che non siamo idonei, del resto anche quando piove a Roma è colpa di Tavecchio. Io invece sarò qui ancora a dare il mio contributo disinteressato. Adesso le fondamenta della casa rimangono ed è impensabile che questo gruppo possa disperdersi: contano i contenuti e sono state fatte più cose in questi due anni che nei venti precedenti. La scelta fondamentale per noi è stata quella di Conte, ma del resto non ci voleva tanta intelligenza perché lui era il migliore a disposizione: dovreste vederlo prima delle partite, è quasi mistico ed è impossibile parlargli. Il problema era recuperare le risorse per averlo con noi. I difetti di Antonio? I risultati sono questi. E dove andrà, avrà successo. Il tempo è dalla sua: gli auguro di tornare in Nazionale. Non è detto che non ritorni, anche presto». Ma non troppo: Giampiero Ventura sarà presentato il 19 luglio.

Tavecchio, nel 2017 a fine mandato, non ha sciolto le riserve su un’eventuale ricandidatura, ma ha lanciato un messaggio chiaro ai critici, alla Lega di A e a suoi possibili concorrenti. “Non e’ il momento di entrare in questioni politiche”, ha detto, ma di bilanci azzurri e Figc sì.