premier league sky sport
Il Leicester, vincitore dell'ultima Premier League (Insidefoto.com)

Brexit baby calciatori Capello – La Brexit rischia di impattare anche sul mondo del calcio europeo, cambiando radicalmente il modo di comprare e vendere giocatori. Tutto quello che è stato normale fino a oggi in futuro potrebbe non esserlo più. Bisognerà aspettare che il Regno Unito negozi con Bruxelles l’effettiva uscita dall’Unione prima di conoscere realmente quali possano essere le conseguenze nel mondo del lavoro, in generale, e del calcio, in particolare. Il tempo da attendere per la chiusura delle trattative è di due anni, come prevede l’articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola la clausola di recesso dalla Ue.

Per lasciare che il calcio continui a vivere come adesso bisogna sperare che il Regno Unito riesca a strappare le condizioni che ha ottenuto, ad esempio, la Svizzera: gli elevetici, sebbene non facciano parte dell’Unione, a livello sportivo sono assimilati a un paese comunitario. “Oggi – ha spiegato a calciomercato.it Pierfilippo Capello, figlio di Fabio ed esperto di diritto sportivo – un italiano può giocare in qualsiasi squadra europea senza alcun problema, in Inghilterra non esisterà più questo diritto. Bisognerà capire se la Football Association troverà un accordo per equiparare i calciatori, così come succede con la Svizzera dove sono considerati comunitari“.

Se non dovesse succedere, la Premier League e le altre leghe del Regno Unito dovranno fare i conti con diverse limitazioni, con le stime della massima serie inglese che parlano di 400 i giocatori a rischio. Se gli europei diventassero all’improvviso extracomunitari, infatti, per giocare in Premier servirà un permesso di lavoro che verrà concesso solo se avranno giocato un certo numero di partite nella loro nazionale. La percentuale di gettoni nei due anni precedenti per ciascun calciatore varia fra il 30% e il 75% in base al ranking FIFA della propria nazionale, ma è un’opzione che vale solo per coloro che vestono la maglia di squadre nei primi 70 posti del ranking.

Secondo il figlio di Fabio Capello, però, il problema maggiore sarebbe legato ai trasferimenti dei ragazzi dai 16 ai 18 anni. “I club inglesi hanno pescato dai nostri vivai, dopo questa votazione non potranno più farlo”, ha detto. O almeno rischiano di non poterlo più fare. L’articolo del regolamento internazionale FIFA che regola i trasferimenti internazionali di minori prevede che possano essere scambiati solo se vanno a giocare in un paese membro della Ue o che rientri nello spazio economico europeo. Anche per questo punto, insomma, bisognerà attendere la fine dei negoziati per comprendere quale sarà il vero effetto-Brexit sui campi da calcio, che dipenderà da quello che otterrà la Gran Bretagna dalla Ue.

Trasferimento di minori, l'articolo del regolamento - Fonte FIGC
Trasferimento di minori, l’articolo del regolamento Fifa – Fonte FIGC

Di sicuro l’incertezza potrebbe rovinare la programmazione dei club britannici che negli anni hanno sempre pianificato al meglio il loro futuro puntando sulle giovani promesse: “Oggi – sottolinea Capello – hanno dirigenti che lavorano su investimenti a lungo termine, per esempio per quanto riguarda i settori giovanili o sui migliori prospetti del calcio internazionale. Fossi adesso nel Manchester United, per esempio, avrei difficoltà a gestire questo tipo di investimento“.

Intanto, anche papà Fabio Capello – in passato ct dell’Inghilterra – ha commentato con l’Ansa l’esito del referendum giudicandolo “un errore, diciamo così, tattico: ora l’Inghilterra pagherà dazio nel vero senso della parola per questa scelta“, ha detto. Secondo l’ex allenatore di Milan, Roma e Juventus, i britannici hanno commesso un errore di “sottovalutazione dell’avversario. Il remain non deve avere capito bene la forza centrifuga della Brexit. Hanno preso per troppo tempo alla leggera la questione”, ha spiegato. Per quanto riguarda il calcio, anche se ritenuto marginale da Don Fabio, bisognerà “vedere cosa riusciranno a concordare con l’Uefa e la FIFA. Magari riusciranno a far passare un discorso analogo a quello della Svizzera, con gli elvetici che non fanno parte dell’Unione, ma calcisticamente sono assimilati“.

 

LASCIA UNA RISPOSTA:

Please enter your comment!
Please enter your name here