Premi nazionale calciatori senza stipendio. Vincente, perlomeno nelle prime due gare dell’europeo, ma anche equa e solidale. La Nazionale di Antonio Conte di fatto gioca anche per i calciatori disoccupati o senza stipendio. Al di là dei premi per il cammino all’europeo (nel caso di vittoria finale si arriverà a 260mila euro, somma stabilita dopo una trattativa piuttosto serrata, con momenti di tensione con il direttore generale della Figc Michele Uva: e comunque importo inferiore a quello pattuito da Nazionali dello stesso livello di prestigio come Francia, Spagna e Germania), gli azzurri percepiscono un compenso frutto di un accordo «antico», una convenzione ormai ventennale tra l’Aic e la federazione, e basato sulla quota sponsor.

Questo compenso varia secondo parametri particolari, ma in sostanza garantisce ai giocatori una cifra che balla tra i settemila e i 10mila euro a convocazione.

 

Bene, è proprio il caso di dire, i giocatori della Nazionale hanno aderito di buon grado alla proposta del loro sindacato di devolvere il 10 per cento della somma al fondo di solidarietà attivato per alimentare un sussidio nei casi di calciatori che negli ultimi anni siano rimasti senza stipendio per l’inadempienza delle società che li avevano tesserati.

Un’eventualità tutt’altro che infrequente in Lega Pro, tanto che si è arrivati dal 2007 a oggi a un migliaio di calciatori senza stipendio per un ammanco complessivo da parte delle società di quasi 40 milioni: la quota devoluta dagli azzurri con il meccanismo Aic-Figc (800mila euro nel biennio con Conte) non può certo risolvere il problema, però aiuta.